Tra ottobre e novembre ho avuto l’opportunità di partecipare a una formazione che ha cambiato il mio approccio al mondo digitale: il progetto “un patentino per lo smartphone”.
È stato un percorso interessante, che ha compreso ore di collegamento online, una giornata in presenza e una parte pratica a fine dicembre, quando ho iniziato a restituire le conoscenze acquisite ai ragazzi.
Il corso era articolato in tre moduli fondamentali, ognuno dei quali ha portato un contributo unico:
- Arpa Piemonte
- Polizia Postale
- ASL Torino 5
Grazie alla preparazione e alla disponibilità dei formatori, in poche ore ho appreso tantissimi aspetti del mondo digitale, dai pericoli alle insidie, fino alle modalità di protezione più efficaci.
In realtà però il vero valore aggiunto di questa esperienza è stato il momento in cui ho potuto condividere quanto imparato con i ragazzi. Li ho visti attenti, con i loro taccuini pronti a scrivere, penne in mano e soprattutto tantissime domande. La loro curiosità era palpabile; erano desiderosi di una lezione diversa dalla solita spiegazione di scienze e matematica.
Ho incominciato dalla parte relativa alla polizia postale. Ho iniziato con una domanda provocatoria “lo sapevate che tutto quello che pubblicate online da Facebook a Instagram passando da tik tok o dagli stati whatsapp rimangono per sempre anche se decidete di cancellarlo?”. Ho continuato a spiegare che, grazie all’intelligenza artificiale chiunque può prendere le loro foto pubblicate e utilizzarle a piacimento. Così come i video o la loro voce. O le immagini di loro piccoli pubblicate dai genitori. Ho spiegato che dietro al profilo innocuo del “simpatico Giovanni che fa l’istituto agrario e ha 15 anni” può celarsi chiunque.
La discussione si è spostata su un tema delicato ma importantissimo: le foto intime e i video. Ho ribadito con fermezza che non devono mai essere condivisi online, poiché possono portare a ricatti o alla pubblicazione senza consenso.
All’inizio loro ascoltavano, prendevano appunti, si confrontavano su quanto tempo effettivamente passano al giorno sui social. Poi abbiamo parlato delle truffe informatiche via email o via whatsapp e lì hanno incominciato ad aprirsi, a raccontare quello che era successo ai loro genitori, nonni, zii, e poi anche a loro stessi. Molti di loro avevano il profilo aperto “per poter ricevere richieste di amicizia”, ad alcuni era capitato di incontrare “ il famoso Giovanni che faceva l’istituto agrario”.
Queste informazioni spesso sottovalutate, ma così importanti hanno suscitato molte reazioni e discussioni tra i ragazzi dimostrando quanto fosse importante affrontare questi argomenti con chiarezza e semplicità.
Un’ora o due alla settimana saranno dedicate al proseguimento della formazione fino alla fine dell’anno. Si parlerà delle radiazioni, di consumo sostenibile, del volume di cuffie e auricolari, del luogo migliore per tenere lo smartphone mentre si dorme.
La parte del corso invece più dinamica sarà incentrata sulla visione di alcuni video relativi al cyberbullismo con successiva suddivisione in gruppi dei ragazzi che si immedesimeranno nei personaggi per avere una prospettiva più ampia e capire cosa si cela dietro ogni azione e ogni reazione.
La formazione ha sicuramente arricchito il mio bagaglio di conoscenza, ma, restituita, ha anche acceso quella luce negli occhi dei ragazzi che, coinvolti in dibatitti relativi al loro mondo, da ora in poi saranno più protetti e forse più attenti.
