A volte penso ai nostri ragazzi che passano così tanto tempo a scuola, dalle otto del mattino alle cinque del pomeriggio. È un tempo prolungato, praticamente una giornata intera trascorsa in un edificio chiamato scuola, che per loro diventa una famiglia. Ci sono punti di riferimento forti, proprio come i nonni, gli zii e i fratelli maggiori. Da noi c’è Stefania che li accoglie al mattino con il solito sorriso, oppure Silvia che cura loro le piccole ferite con cerotti o semplicemente con dolci carezze. E poi ci sono gli insegnanti che si alternano durante la mattinata: la professoressa di italiano, riconoscibile dai tacchi che risuonano nel corridoio, la professoressa di arte che entra in classe con la leggerezza di una libellula, e il professore di musica che si fa sentire a cento metri di distanza con la sua voce che ricorda il suono di un trombone.
Ogni adulto per i nostri piccoli studenti è diventato un componente essenziale di questa seconda famiglia che si chiama Scuola. Ognuno ha il suo ruolo. Come in tutte le famiglie, c’è il genitore più severo, che nella famiglia Scuola dovrebbe essere il Preside, e poi c’è la dolcezza della mamma che ogni ragazzo vede nella sua professoressa preferita. C’è anche il fratello o la sorella maggiore, rappresentati dai compagni di classe che frequentano il liceo e che nel pomeriggio vengono ad aiutarli a studiare. E poi ci sono i nonni, gli anziani del gruppo Un abbraccio alla demenza, che ogni mese i nostri ragazzi vanno a visitare, portando giochi, canzoni e tanta allegria.
Ci sono anche i luoghi dedicati: la cucina, rappresentata dalla grande cattedra dove tutti i ragazzi si riuniscono per ascoltare le lezioni dell’insegnante di italiano; il salotto, rappresentato dal divano nel corridoio, dove ci si può rilassare e scambiare quattro chiacchiere con gli amici. E poi c’è il giardino e il cortile, dove i ragazzi giocano, si divertono, si agghindano, urlano, fanno goal, si abbracciano e si raccontano i loro progetti per il futuro.
Mi piace vedere la nostra Scuola come una grande famiglia. Quando entro nel cortile della Daisy, i più piccoli mi vengono incontro e mi abbracciano, come se fossi una zia che porta una ventata di novità rispetto alla routine di ogni giorno. Mi piace quando riuniamo i genitori per festeggiare al campo da rugby di Pessione, poiché le distanze si accorciano: non ci sono più cattedre, registri elettronici, lavagne o penne rosse. Ci sono i genitori che amano i loro figli, noi insegnanti che amiamo i nostri studenti, e ci sono adulti che si sono scoperti, trovando affinità, punti in comune e progetti per il futuro.
La Scuola è la nostra grande famiglia, e siamo fortunati a svolgere questo lavoro, anche se, in tutta confidenza, non è un lavoro per tutti!
