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La magia dei libri: riscoprire i piaceri della scrittura

Leggere sotto l'ombrellone
Siamo ancora abituati a leggere sotto l’ombrellone oppure a riporre il libro fra le cianfrusaglie in cantina, mentre ci lasciamo intrattenere dalle mille offerte contenute nel nostro telefono? Continuo con un’altra domanda: è più rilassante sfogliare le pagine di un libro e magari addormentarsi sotto l’ombrellone, oppure ‘scrollare’ su e giù le pagine dei social, sostituendo la pennichella con una veglia costante stimolata dalle musiche di accompagnamento dei post?
Credo che non ci siano risposte definitive; o meglio, le risposte sono del tutto soggettive e dipendono dall’età, dall’educazione e dal modo in cui ogni persona sceglie di intrattenersi durante il proprio tempo libero. Personalmente, cerco di stare alla larga dai dispositivi elettronici. Forse, avendone fatto un abuso durante i mesi lavorativi, preferisco tornare alle vecchie e sane abitudini dell’isolamento da ogni forma di distrazione che non sia il cinguettio degli uccellini o il rumore di un temporale estivo. I libri fanno parte del mio bagaglio culturale: partire per una vacanza senza un libro è un po’ come scalare una montagna a piedi nudi. Durante le vacanze, il libro è un compagno fedele; è una finestra su un mondo immaginario, un non-luogo dove i personaggi, nel corso della vicenda, diventano amici, antagonisti, amanti, figli o nipoti.
Il libro mi spalanca una porta in un mondo parallelo: quando ho nostalgia di Parigi, riprendo “Bel-Ami” e passeggio per le strade con Georges Duroy, immaginando di essere Madeleine Forestier, la donna più colta del Terzo Impero. E se poi mi viene voglia di avventura, riprendo il vecchio Jules Verne e scendo di 20.000 leghe sotto i mari, attirata e impaurita dai mostri marini, dai fondali fantastici, dai giardini di corallo e dai relitti di navi affondate.
Infine, se desidero conoscere l’Oriente con gli occhi di un giornalista speciale, riprendo Tiziano Terzani. Mi immedesimo in lui e mi perdo nel mondo incantato e spietato della Cambogia, del Vietnam, del Laos e dell’India. Seguo i suoi ragionamenti, cerco di capire la natura di quei luoghi e mi sforzo di conoscere la civiltà di posti che ho visitato per breve tempo, di cui conservo un ricordo nostalgicamente dolce e amaro.
Chiudo con la solita domanda: uno smartphone potrebbe sostituire queste emozioni?