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Come capire se una scuola è davvero quella giusta: cosa guardare durante un Open Day

Capire se la scuola è giusta

Quando una famiglia partecipa a un Open Day, secondo me dovrebbe fare una cosa molto semplice: osservare.

Non limitarsi ad ascoltare quello che una scuola racconta di sé, ma fare domande, guardare gli studenti, parlare con gli insegnanti e cercare di capire che cosa succede realmente ogni giorno dentro quella scuola.

Perché tutte le scuole possono raccontare un bel progetto educativo. La domanda vera è: come viene realizzato?

Ed è proprio da questa domanda che vorrei partire per raccontare la Scuola Primaria Internazionale Daisy, la Scuola Media Internazionale Holden e i Licei Pascal.

Tre scuole diverse, perché naturalmente sono diverse le esigenze di un bambino della primaria, di un ragazzo della scuola media e di uno studente del liceo. Ma il percorso che cerchiamo di costruire è lo stesso: preparazione, autonomia, apertura internazionale e, soprattutto, attenzione alla persona.

Vostro figlio sa già studiare?

I bambini che arrivano dalla scuola primaria raramente sanno già studiare davvero.

Sono ancora piccoli. Spesso non hanno un metodo, non sanno organizzare il tempo, affrontare un testo, distinguere ciò che è importante, preparare autonomamente un’interrogazione.

Ed è normale.

Alla Daisy cominciamo a costruire autonomia e responsabilità fin dai primi anni. Alla Holden questo lavoro diventa progressivamente un vero metodo di studio.

Perché la scuola media, secondo me, ha una responsabilità enorme: insegnare ai ragazzi a studiare.

Se non imparano a farlo in questi tre anni, alle superiori faranno molta più fatica a organizzare il proprio lavoro.

Questo lo vediamo direttamente nei nostri Licei Pascal. Osservando gli studenti del liceo ci rendiamo conto ogni giorno di quanto faccia la differenza arrivare alle superiori avendo già acquisito autonomia e metodo.

Per questo, durante un Open Day, io farei una domanda molto semplice:

Come accompagnate un bambino a diventare uno studente autonomo?

Non mi accontenterei di sentire dire che la scuola “insegna un metodo”. Chiederei come lo fa.

E quando un bambino o un ragazzo incontra una difficoltà?

Non parlo necessariamente di una difficoltà didattica.

Può esserci un problema con i compagni, un momento di insicurezza, la difficoltà di inserirsi in un gruppo nuovo oppure semplicemente un periodo nel quale un ragazzo ha bisogno di essere guardato con maggiore attenzione.

Alla Daisy, alla Holden e ai Licei Pascal, gli insegnanti che trascorrono più tempo con una classe hanno anche questa responsabilità: conoscere i ragazzi e accorgersi quando qualcosa cambia.

Una difficoltà non deve rimanere il problema del singolo insegnante.

Deve essere condivisa con il corpo docente, perché il bambino o il ragazzo possa essere accompagnato da più punti di vista.

Per noi questo è fondamentale: una preparazione alta deve essere coerente con il benessere e con lo stare bene a scuola.

Le due cose non sono alternative.

Un ragazzo deve essere preparato, deve imparare, deve essere anche abituato all’impegno e alla responsabilità. Ma deve poter entrare a scuola sentendosi parte di un luogo nel quale sta bene.

Una classe non diventa un gruppo da sola

Proprio per questo attribuiamo molta importanza al team building.

E quando parliamo di team building non intendiamo una singola attività organizzata occasionalmente durante l’anno.

Alla Daisy, alla Holden e ai Licei Pascal, già all’inizio dell’anno scolastico organizziamo un’esperienza di due giorni, con una notte fuori, proprio perché riteniamo che le prime settimane siano il momento nel quale si comincia a costruire il benessere della classe.

I ragazzi vengono accompagnati dai loro insegnanti in un luogo tranquillo, immerso nella natura e sufficientemente isolato dalla normale quotidianità, predisposto proprio per accogliere gruppi di giovani e per svolgere attività di team building.

Non sono lasciati semplicemente “a stare insieme”.

Accanto ai nostri professori lavorano persone preparate e formate per proporre attività di gruppo adatte alle diverse età.

Che cosa significa concretamente fare team building?

Significa stare insieme in un contesto completamente diverso dall’aula.

Andare nei boschi. Fare attività all’aperto. Sperimentare attività manuali. Entrare in relazione con gli animali. Affrontare piccoli compiti e attività che richiedono collaborazione.

E soprattutto fare queste cose insieme.

Perché quando si cambia contesto cambiano anche le relazioni.

Il compagno con il quale magari in classe si parla poco diventa quello che ti aiuta durante un’attività. L’insegnante viene conosciuto anche fuori dal ruolo tradizionale della lezione. I ragazzi imparano a organizzarsi, ad aspettarsi, ad aiutarsi e a condividere.

Per questo scegliamo di farlo proprio all’inizio dell’anno.

Non aspettiamo che il gruppo abbia un problema per lavorare sulle relazioni. Cerchiamo di costruire fin dall’inizio una classe nella quale si possa stare bene.

E questo è importante non soltanto per chi comincia un nuovo ciclo scolastico.

Durante l’anno può arrivare un bambino alla Daisy, un ragazzo alla Holden o uno studente ai Licei Pascal proveniente da un’altra scuola, da un’altra città o anche da un altro Paese.

Non vogliamo che sia soltanto il nuovo arrivato a doversi adattare.

Vogliamo costruire classi capaci di accogliere.

Il team building continua anche fuori dall’Italia

Le occasioni per costruire il gruppo, naturalmente, non finiscono con l’esperienza di inizio anno.

Un’uscita, un progetto, un’attività condivisa possono diventare momenti nei quali i ragazzi imparano a conoscersi diversamente.

E poi ci sono le mobilità Erasmus, che coinvolgono gli studenti della Holden e dei Licei Pascal.

Partire insieme per un altro Paese ha un enorme valore culturale e didattico, ma secondo me ha anche un altro valore che qualche volta raccontiamo troppo poco.

È una straordinaria esperienza di team building.

I ragazzi si trovano lontani dalla loro quotidianità, devono confrontarsi con un’altra lingua, altre abitudini e situazioni nuove. Devono organizzarsi, aiutarsi e assumersi delle responsabilità.

E inevitabilmente imparano a conoscersi meglio.

Anche questo significa, per noi, essere una scuola internazionale.

Ma che cosa significa davvero “scuola internazionale”?

La parola internazionale oggi viene utilizzata moltissimo.

Io, durante un Open Day, chiederei:

Internazionale in che cosa?

Nel nostro caso è un percorso che comincia alla Scuola Primaria Internazionale Daisy, continua alla Scuola Media Internazionale Holden e arriva ai Licei Pascal.

Alla Daisy e alla Holden il curriculum Cambridge è inserito all’interno del percorso scolastico italiano e alcune materie vengono affrontate direttamente in lingua inglese.

Questo cambia il modo in cui si apprende una lingua.

L’inglese non è soltanto una materia da studiare: diventa progressivamente una lingua che si utilizza per imparare altro.

Accanto all’inglese, Daisy e Holden portano avanti anche il cinese, attraverso la collaborazione con l’Istituto Confucio, e lo spagnolo.

E poi c’è la realtà quotidiana delle nostre classi.

Abbiamo bambini e ragazzi italiani che studiano insieme a studenti internazionali, alcuni dei quali arrivano conoscendo molto bene l’inglese ma poco l’italiano.

Per questo organizziamo percorsi di italiano L2 per gli studenti internazionali e livelli di inglese differenziati.

Dobbiamo accompagnare chi sta ancora costruendo sicurezza nella lingua e, nello stesso momento, continuare a far crescere chi possiede già un livello molto alto.

Per me questa è una delle parti più interessanti di una scuola internazionale: non rendere tutti uguali, ma riuscire a far lavorare insieme bambini e ragazzi che partono da competenze, lingue e storie differenti.

E dopo la scuola media?

Il percorso internazionale non deve interrompersi quando un ragazzo cresce.

Nei Licei Pascal continua attraverso le lingue, il cinese come seconda lingua nel Liceo Linguistico, i percorsi scientifici e STEM e le diverse possibilità offerte dal Liceo Linguistico, dal Liceo delle Scienze Umane e dal Liceo Scientifico.

E c’è una possibilità della quale, forse, fino ad oggi abbiamo parlato troppo poco: il Doppio Diploma Americano.

I nostri studenti possono affiancare al percorso liceale italiano quello americano e arrivare alla conclusione degli studi con il diploma italiano e il diploma americano.

È una possibilità che si inserisce perfettamente nel percorso che cerchiamo di costruire fin dalla primaria: dare ai ragazzi strumenti che, un giorno, permettano loro di scegliere anche oltre i confini italiani.

Essere internazionali significa soltanto conoscere le lingue?

Per noi no.

Da anni guardiamo con particolare interesse alle scuole del Nord Europa e soprattutto alla Finlandia.

È un rapporto che riguarda il confronto sulla didattica, la formazione dei nostri insegnanti e la mobilità Erasmus.

Non significa prendere un modello straniero e copiarlo.

Significa andare a vedere che cosa funziona altrove, confrontarsi con altri insegnanti e con altri sistemi educativi e poi tornare nelle nostre classi ponendoci una domanda:

Che cosa possiamo fare meglio?

Alla Daisy questo percorso si incontra anche con alcuni principi ispirati alla pedagogia di Maria Montessori, soprattutto nel lavoro sull’autonomia, sulla responsabilità e sul rispetto dei tempi di crescita del bambino.

Anche questa, per noi, è internazionalità: non chiudersi dentro un unico modo di fare scuola.

I laboratori ci sono. Ma vengono utilizzati?

Questa è un’altra domanda molto semplice che consiglio sempre ai genitori.

Quando visitate una scuola e vedete un laboratorio, chiedete:

Che cosa fanno qui i ragazzi?

Un laboratorio non serve perché è bello da mostrare durante un Open Day.

Serve se viene utilizzato.

Alla Daisy e alla Holden vogliamo sviluppare sempre di più le attività STEM e quest’anno, in particolare, lavoreremo molto sulla robotica.

Questa scelta nasce anche dalle richieste delle nostre famiglie.

E questo mi porta a un altro aspetto della scuola al quale tengo particolarmente.

Quanto possono entrare le famiglie nella vita della scuola?

Per noi moltissimo.

Dalla Daisy alla Holden fino ai Licei Pascal, le famiglie non sono semplicemente coloro alle quali comunichiamo ciò che abbiamo deciso.

Sono interlocutori.

Spesso sono anche i nostri migliori ambasciatori, ma soprattutto sono le persone che ci aiutano a capire come stanno cambiando i ragazzi e quali nuove esigenze stanno emergendo.

Per questo, oltre ai normali colloqui con gli insegnanti, organizziamo anche momenti più informali che chiamiamo Afternoon Tea.

Ci sediamo insieme, prendiamo un tè e qualche biscotto e parliamo.

Di uscite, attività, sport, progetti. Di quello che funziona e anche di quello che possiamo migliorare.

È un momento semplice, ma per me molto importante.

Per qualche ora non esistono la scuola da una parte e i genitori dall’altra.

Prendiamo un tè, mangiamo qualche biscotto, sogniamo la nostra scuola e poi cerchiamo di realizzarla.

Allora, che cosa bisogna guardare durante un Open Day?

Non soltanto gli spazi.

Chiedete come viene costruita l’autonomia alla primaria e come viene insegnato il metodo di studio alla scuola media.

Chiedete chi si accorge che vostro figlio sta attraversando una difficoltà.

Chiedete che cosa fa concretamente la scuola per costruire una classe nella quale i ragazzi stiano bene insieme.

Chiedete che cosa significa realmente “Cambridge” e quali materie vengono svolte in inglese.

Chiedete come vengono accompagnati bambini e ragazzi che partono da livelli linguistici differenti.

Chiedete quali esperienze internazionali vengono realmente proposte agli studenti.

Entrate nei laboratori e chiedete che cosa fanno realmente i ragazzi.

Se state scegliendo un liceo, chiedete quali possibilità internazionali concrete avrà vostro figlio e informatevi anche sul Doppio Diploma Americano.

Parlate con gli insegnanti.

E, quando è possibile, parlate con gli studenti e con i genitori che quella scuola la frequentano già.

Soprattutto, guardate i bambini e i ragazzi che incontrate nei corridoi.

Perché una scuola può raccontarsi molto bene attraverso un progetto educativo, un sito o una brochure.

Ma spesso si capisce molto meglio guardando le persone che la vivono ogni giorno.

Quando partecipate a un Open Day, quindi, non venite soltanto ad ascoltare quello che una scuola dice di sé.

Venite a verificare.

Vi aspettiamo all’Istituto Pascal, via San Filippo 2, Chieri:

12 ottobre 2026 – ore 17.00

Scuola Media Internazionale Holden e Licei Pascal

14 ottobre 2026 – ore 17.00

Scuola Primaria Internazionale Daisy