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Amore per la lettura: risvegliare la passione per le parole

Importanza della lettura

Ieri sera mi sono organizzata in solitaria la serata TV. Con il mio telecomando, accomodata fra i cuscini, ho iniziato a cercare qualcosa di interessante. Mi sono soffermata ad ascoltare un’intervista di un sociologo che parlava dei tempi nostri.
Alle spalle dell’aitante sociologo c’era una libreria zeppa di libri ordinatamente in fila. Così mi sono persa nei miei pensieri… Chissà se il sociologo ha letto tutti quei libri sistemati dietro le sue spalle?
Già questo è il dilemma!

E’ noto che ormai non si legge più. I libri, quelli che troviamo in libreria e in biblioteca, sono diventati troppo lunghi e pedanti. Se tutto va bene, una persona si concentra al massimo per due minuti a leggere un articolo che trova sui social. È emblematico il fatto che i quotidiani online scrivano a lato di ogni articolo il tempo di lettura. Sette minuti è il tempo massimo che possiamo concederci per informarci sui fatti della giornata.

La domanda è d’obbligo: quando troviamo il tempo per leggere un libro?
La gente ha smarrito l’amore per la lettura, ahimè!
Alzi la mano chi ha un libro sul tavolino da notte o sotto il cuscino…
Faccia un passo avanti chi ha letto almeno un libro nell’ultimo mese!

Se avessi un po’ di coraggio, mi piacerebbe parlare alla folla, magari dall’Hyde Park Corner, cercando di riportare la passione per le grandi storie. Quelle storie che solo i libri di carta dalle pagine un po’ ingiallite possono raccontare.
Le storie drammatiche, di avventura e d’amore non si leggono in sette minuti scrollando avanti e indietro sul nostro telefono. Per goderci un libro, dobbiamo nascondere il cellulare, dimenticare WhatsApp, trovare una poltrona comoda e una storia che ci rapisca. Quanto sarebbe bello rileggere con l’ingenuità di un bambino degli anni ’70 “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne. Già, perché ci vuole ingenuità: niente effetti speciali hollywoodiani, niente intelligenza artificiale che crea ogni sorta di scenario, ma solo le parole profonde ed essenziali di Verne, che ci riportano nella semplicità di un mondo incantato.

E se non piacesse l’avventura? Allora consiglierei l’arguzia e l’ironia di Natalia Ginsburg.
Mi perderei fra le pagine di “Lessico familiare“, dove ogni frase, ogni descrizione, ogni vocabolo mi riporta all’informalità del dialogo domestico e alla quotidianità di quei tempi. Mi lascio trasportare dal sentimento di nostalgia e di malinconia che riflette la memoria del passato e crea un’atmosfera emotivamente carica.
E se voglio esagerare, dopo aver concluso “Lessico familiare“, scelgo dalla mia biblioteca “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati; mi immergo nella metafora del deserto, simbolo dell’assurdità della vita e dell’attesa di un evento che sembra non arrivare mai. Mi perdo nel linguaggio evocativo e poetico, nelle descrizioni dettagliate e oniriche, nel senso di ansia e di malinconia.

Per non rendere vana questa mia dissertazione concludo consigliando ai miei giovani studenti della Daisy, della Holden e del Pascal “Ventimila leghe sotto i mari“, “Lessico familiare” e “Il deserto dei tartari“.
Potremmo organizzare una maratona di lettura, incontrandoci di tanto in tanto per discutere dei nostri testi. Questo potrebbe essere un modo per riattivare il filo perduto dell’amore per la lettura, proprio come si riporta a terra la coda di un aquilone.

Nicoletta Coppo