In questi giorni si fa un gran parlare di pace. In effetti, ovunque ci si giri, c’è un conflitto: Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Somalia, Indocina… E in mille altri luoghi che forse neanche noi conosciamo. Gli speaker in TV inneggiano alla pace, i quotidiani descrivono la guerra e sperano in una pace imminente, i blogger, gli influencer e i reclusi del Grande Fratello invocano la pace.
Il concetto di pace è diventato un brand, un suono svuotato del suo vero significato. Ogni termine, se abusato e violentato, perde il suo significato. Ma se il termine in questione fosse un termine innocuo come estate, fior di pesco o martello, non ci sarebbe da allarmarsi! La parola “estate”, privata del suo significato, non farebbe male a nessuno; le vacanze continuerebbero a essere un momento spensierato di leggerezza e attesa. Per non parlare del martello: il martello per un fabbro continuerebbe a essere un martello, anche se i blogger di tutto il mondo lo facessero diventare l’oggetto più desiderato dai giovani occidentali. Purtroppo, non funziona così per la parola pace.
Le notizie ci scivolano addosso senza lasciare tracce. Sapere che sono morti 100 bambini in Iran e che la pace è lontana desta la stessa commozione di una pubblicità di una pizza senza glutine.
Il termine pace è stato svuotato del suo significato; è rimasto un suono senza contenuto. Forse dovremmo domandarci: come possiamo riportare il linguaggio alla sua matrice iniziale? È necessario riconsiderare il linguaggio nella sua accezione comunicativa, dove il significato di ogni termine è imprescindibile dall’uso che se ne fa. In poche parole, bisognerebbe pensare prima di parlare, pesare i termini, usare il dizionario e rispolverare il significato vero di ogni parola che stiamo per proferire. È fondamentale insegnare ai ragazzi il valore delle parole.
Da una parte, il mondo dei social ci permette di utilizzare un linguaggio leggero, mozzato, a volte lontano dalla definizione di vocabolario, ma dall’altra parte dobbiamo ricordare che la comunicazione al di fuori dei social deve continuare a seguire regole ferree: un articolo deve comunicare dei contenuti, un Tg deve darci una notizia evitando inutili giri di parole. Nei salotti serali pre e post elettorali, i gentili signori invitati a parlare devono avere contenuti e astenersi se non sono preparati. Le parole dette a vanvera disturbano, infastidiscono… meglio il silenzio di un discorso senza contenuti!
Chiudo questo articolo con una provocazione: invito tutti i lettori di questo blog e tutti gli studenti dell’istituto Pascal a riprendere il dizionario di italiano e, ogni sera, leggere il significato di almeno 10 parole, a partire dal termine pace.
