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Educare con amore

Educare con amore

È trascorso ormai un mese dal nostro rientro dalla Finlandia. Mi manca il sole che tramonta alle tre del pomeriggio, il vento che sferza le barche ormeggiate al porto facendole fischiare e tintinnare. Mi manca il cielo grigio e quel po’ di neve a terra che ricorda l’inverno.

Ma ciò che mi manca di più, in realtà, sono le serate passate con i colleghi a disquisire delle esperienze in classe della giornata. Petri è stato un grande formatore; con la sua barba da vichingo e il suo fare gioviale, ci ha fatto amare la Finlandia, anche se grigia, e ci ha svelato in modo diretto e pragmatico le peculiarità del successo della didattica finlandese.

Si può riassumere in una sola parola: amore. Il segreto del successo è educare con amore, parlare con amore, comportarsi con amore. Non esistono rapporti di forza, non esistono urla, minacce, report negativi, voti di colore rosso sangue e bocciature all’orizzonte. In Finlandia esiste una scuola che non giudica lo studente, ma lo fa crescere. Lo studente si autovaluta ed è di solito lucido nel darsi un voto. Il professore lo ascolta, lo tratta con gentilezza, gli sorride e usa amore nei confronti della classe. Lo studente è consapevole che c’è amore all’interno della comunità scolastica e ne è grato.

Con questo non voglio dire che la Finlandia sia un paese perfetto, dove non ci sono episodi di bullismo o atti di violenza, o dove non si presentano situazioni familiari di disagio. Ma posso affermare con assoluta certezza che la scuola è un luogo di accoglienza dove anche quegli studenti più problematici trovano conforto e aiuto da parte degli adulti.

In tutto questo, i genitori non esistono; si fidano della scuola, degli insegnanti e delle loro scelte. I genitori sono grati alla scuola e al corpo insegnante che si prende cura dei loro figli; viene intimamente sottoscritto un vero e proprio patto di fiducia e di corresponsabilità. E, come ci ha detto Petri nell’ultima lezione:
“Se al genitore non piace la scuola o l’insegnante, può cambiare e trovarne un’altra che corrisponda alle sue aspettative. Da noi la scuola è un’istituzione, è quasi come la chiesa!” ha concluso, ridendo divertito dalle nostre espressioni.