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	<title>Istituto Pascal Chieri</title>
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	<title>Istituto Pascal Chieri</title>
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		<title>Scuola per studenti atleti a Torino: conciliare studio e sport al Liceo Pascal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 10:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studiare e praticare sport agonistico ad alto livello è possibile.Al Liceo Pascal<a href="https://istitutopascalchieri.it/scuola-per-studenti-atleti-a-torino-conciliare-studio-e-sport-al-liceo-pascal/"> ...</a></p>
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	<p><strong>Studiare e praticare sport agonistico ad alto livello è possibile</strong>.<br />Al Liceo Pascal di Chieri, nella sede di via San Filippo, gli studenti atleti possono seguire un percorso didattico personalizzato, conciliando lezioni, allenamenti e competizioni.</p>
<p>Il progetto ministeriale “<strong>Studente-atleta di alto livello</strong>” permette agli studenti delle scuole superiori di conciliare gli impegni scolastici con l’attività sportiva agonistica. Per accedere al protocollo è necessario possedere specifici requisiti stabiliti annualmente dal Ministero, come risultati sportivi riconosciuti, determinate posizioni nelle classifiche federali o convocazioni nelle rappresentative nazionali. L’idoneità deve essere certificata dall’organismo sportivo competente.</p>
<p>Il protocollo prevede un <strong>Percorso Formativo Personalizzato</strong> (<strong>PFP</strong>), che consente di concordare verifiche e interrogazioni, organizzare il recupero delle lezioni perse durante le trasferte e utilizzare strumenti didattici digitali per mantenere il collegamento con la scuola. Gli obiettivi scolastici rimangono invariati, ma l’organizzazione della didattica viene adattata agli impegni sportivi.</p>
<p>Al Liceo Pascal sono numerosi i ragazzi che praticano sport a livello agonistico, dal golf al nuoto, dallo sci alla pallavolo. Tra loro Anita, studentessa del quarto anno del Liceo Scientifico, che ha ottenuto importanti risultati nel golf giovanile internazionale. «Il Liceo Pascal è stato veramente importante per la mia carriera sportiva. Se non ci fossero stati i professori che mi hanno seguito costantemente, anche quando ero in allenamento fuori Italia, non avrei avuto la concentrazione per partecipare a gare internazionali», racconta Anita.</p>
<p>Anche Vittorio, studente atleta del Pascal, sottolinea: «Tutti gli studenti dovrebbero avere la possibilità di conciliare lo sport e lo studio, questo non sempre avviene…». Tra gli studenti che usufruiscono del protocollo ci sono inoltre Francesca e Lorenzo, impegnati nello sci agonistico, e altri giovani atleti che praticano nuoto.</p>
<p>Da diversi anni il Liceo Pascal collabora con il Reale Mutua Fenera Chieri ’76, società di pallavolo femminile di Serie A1. Grazie a questo accordo, alcune giovani pallavoliste frequentano il Pascal, che ne segue il percorso scolastico coordinandolo con allenamenti, partite e trasferte. Il Fenera riconosce e sostiene il Pascal come scuola di riferimento per la formazione delle proprie atlete.<br />Per gli studenti che praticano sport agonistico e cercano una scuola per studenti atleti a Torino e provincia, il Liceo Pascal offre la possibilità di trascorrere una giornata di prova in classe, conoscere gli insegnanti e approfondire le modalità con cui vengono conciliati studio e impegni sportivi.</p>
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		<title>Scuola bilingue a Torino e provincia: alla Daisy e alla Holden si impara in inglese fin dalla primaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 09:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
		<category><![CDATA[Holden]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un percorso bilingue dalla prima elementare alla terza media, con insegnanti madrelingua,<a href="https://istitutopascalchieri.it/scuola-bilingue-a-torino-e-provincia-alla-daisy-e-alla-holden-si-impara-in-inglese-fin-dalla-primaria/"> ...</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un percorso bilingue dalla prima elementare alla terza media, con insegnanti madrelingua, discipline insegnate interamente in inglese e <a href="https://istitutopascalchieri.it/cambridge-program/" target="_blank" rel="noopener">certificazioni Cambridge</a> English. È la proposta educativa delle scuole Daisy e Holden di Chieri, che uniscono la preparazione della scuola italiana a un apprendimento approfondito della lingua inglese.</strong></p>
<p>Scegliere una scuola bilingue significa offrire ai propri figli la possibilità di utilizzare l’inglese non soltanto durante le lezioni di lingua, ma anche per studiare, comunicare e approfondire altre materie. È su questo principio che si basa il progetto educativo della scuola primaria Daisy e della scuola secondaria di primo grado paritaria Holden, entrambe a Chieri, alle porte di Torino.</p>
<p>Le due scuole propongono un percorso linguistico continuativo, dalla prima elementare fino alla terza media, che integra il curriculum scolastico italiano con l’insegnamento di alcune discipline interamente in inglese, affidate a docenti madrelingua.</p>
<h3>Quali materie si studiano in inglese?</h3>
<p>Alla scuola primaria Daisy, i bambini seguono interamente in inglese le lezioni di Arte, Scienze e Musica. Fin dai primi anni, quindi, la lingua viene utilizzata per svolgere attività pratiche, osservare fenomeni, esprimere idee e acquisire nuove conoscenze.</p>
<p>Alla scuola secondaria Holden il percorso prosegue con Arte, Tecnologia e Global Perspectives, una disciplina che affronta argomenti legati all’attualità, all’ambiente, alla società e alla cittadinanza globale. Attraverso ricerche, discussioni e lavori di gruppo, gli studenti sviluppano competenze linguistiche, capacità di analisi e pensiero critico.</p>
<p>L’inglese diventa così una vera lingua di apprendimento, utilizzata quotidianamente in situazioni concrete e non soltanto durante le tradizionali lezioni di grammatica e conversazione.</p>
<h3>È necessario conoscere già l’inglese per iscriversi?</h3>
<p>Una delle domande più frequenti delle famiglie riguarda il livello linguistico richiesto all’ingresso.</p>
<p>Alla Daisy possono iscriversi fin dalla prima elementare anche bambini italiani che non hanno frequentato scuole internazionali o che non possiedono particolari conoscenze della lingua inglese.</p>
<p>Non è necessario essere già bilingui per iniziare un percorso bilingue.</p>
<p>L’apprendimento avviene gradualmente, grazie al contatto costante con la lingua, alle attività didattiche e alla presenza degli insegnanti madrelingua.</p>
<p>Con il passare degli anni, i bambini acquisiscono un vocabolario sempre più ampio, migliorano la comprensione e imparano a esprimersi in inglese con maggiore naturalezza e sicurezza.</p>
<p>Il passaggio dalla quinta elementare alla prima media rappresenta la naturale prosecuzione di questo percorso, con attività progressivamente più complesse e adeguate all’età degli studenti.</p>
<h3>Certificazioni Cambridge English: una verifica delle competenze linguistiche</h3>
<p>Il percorso linguistico delle scuole Daisy e Holden è accompagnato dalle certificazioni Cambridge English, riconosciute a livello internazionale.</p>
<p>Le certificazioni consentono di verificare in modo oggettivo i progressi compiuti dagli studenti nelle diverse competenze linguistiche: comprensione, espressione orale, lettura e scrittura.</p>
<p>La preparazione agli esami si inserisce nel lavoro didattico svolto durante gli anni scolastici, permettendo agli studenti di affrontare le prove con una preparazione progressiva.</p>
<h3>Perché non insegnare tutte le materie in inglese?</h3>
<p>Il modello bilingue scelto da Daisy e Holden nasce da una precisa impostazione didattica: sviluppare competenze elevate nella lingua inglese senza rinunciare alla solidità della preparazione scolastica italiana.</p>
<p>Insegnare tutte le discipline in inglese non rappresenta necessariamente la scelta più efficace per ogni bambino.</p>
<p>Alcune materie, come la matematica, richiedono una comprensione particolarmente approfondita di concetti astratti, procedimenti e terminologia specifica. Per studenti che stanno ancora acquisendo padronanza dell’inglese, l’utilizzo esclusivo di una lingua straniera potrebbe costituire un’ulteriore difficoltà nell’apprendimento.</p>
<p>Per questa ragione Daisy e Holden hanno scelto di insegnare interamente in inglese alcune discipline selezionate, mantenendo l’italiano come lingua di riferimento per le altre materie.</p>
<p>L’obiettivo è garantire un equilibrio tra preparazione disciplinare e sviluppo delle competenze linguistiche, evitando che l’apprendimento dell’inglese avvenga a discapito della comprensione dei contenuti.</p>
<h3>Un percorso bilingue continuativo dalla primaria alla scuola superiore</h3>
<p>Uno degli aspetti che caratterizzano il progetto Daisy e Holden è la continuità didattica.</p>
<p>I bambini possono iniziare a familiarizzare con l’inglese fin dai sei anni e proseguire il proprio percorso linguistico per otto anni, fino al termine della scuola secondaria di primo grado.</p>
<p>Questo permette di costruire competenze gradualmente, senza interrompere il lavoro svolto negli anni precedenti e preparando gli studenti ad affrontare con maggiore sicurezza il successivo percorso scolastico.</p>
<p>Per le famiglie di Torino, Chieri e dei comuni della provincia che cercano una scuola bilingue, Daisy e Holden rappresentano una proposta educativa che coniuga il programma scolastico italiano con un utilizzo concreto e continuativo della lingua inglese.</p>
<p><strong>Un modello nel quale l’inglese non è soltanto una materia da studiare, ma uno strumento quotidiano per imparare, comunicare e conoscere il mondo.</strong></p>
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		<title>1976–2026: il Pascal di Chieri celebra cinquant’anni di storia</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/1976-2026-il-pascal-di-chieri-celebra-cinquantanni-di-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 16:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla prima classe di otto studenti all’attuale Istituto con scuola primaria, scuola<a href="https://istitutopascalchieri.it/1976-2026-il-pascal-di-chieri-celebra-cinquantanni-di-storia/"> ...</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla prima classe di otto studenti all’attuale Istituto con scuola primaria, scuola media e tre indirizzi liceali. Il 27 novembre il convegno per il cinquantesimo anniversario, una capsula del tempo per gli studenti del 2076 e, l’11 dicembre, una serata dedicata ai festeggiamenti.</p>
<p>Il 2026 segna un anniversario importante per i Licei Pascal di Chieri, fondati nel 1976 dal professor Gustavo Fino. Cinquant’anni durante i quali la scuola ha attraversato diverse fasi, cambiamenti di gestione, ampliamenti dell’offerta formativa e trasferimenti di sede, fino a diventare l’attuale Istituto Pascal, che comprende la scuola primaria Daisy, la scuola secondaria di primo grado Holden e i Licei Pascal, oggi nella sede di via San Filippo a Chieri.</p>
<h2>Le origini: il progetto del professor Gustavo Fino</h2>
<p>La storia del Pascal comincia nel 1976, quando il professor Gustavo Fino, docente di lettere con incarichi anche nell’insegnamento della lingua inglese presso l’Istituto Vittone di Chieri, raggiunge l’età della pensione.</p>
<p>Da tempo il professore progettava, insieme ad alcuni colleghi dell’Istituto Vittone prossimi al pensionamento, l’apertura di una scuola privata.</p>
<p>I soci fondatori sono il professor Gustavo Fino, sua figlia Francesca Fino e il commercialista Merlone.</p>
<p>La scelta organizzativa è particolare: anziché costituire una società privata tradizionale, Fino decide di dare vita a una cooperativa di lavoratori.</p>
<p>Secondo i ricordi delle figlie Fabia e Francesca Fino, si sarebbe trattato della prima cooperativa di lavoratori costituita in Italia per la gestione di una scuola, una circostanza che richiede ancora una verifica documentale.</p>
<p>Il fondatore aveva una visione precisa dell’organizzazione scolastica. Considerava la scuola pubblica eccessivamente lenta nei processi decisionali, tanto da definirla un «pachiderma», ma non condivideva neppure il modello delle scuole private orientate principalmente alla produzione di utili.</p>
<p>La cooperativa rappresentava una soluzione alternativa: garantire la retribuzione dei lavoratori e reinvestire le risorse disponibili nel miglioramento della scuola.</p>
<p>Questa formula consentiva anche di coinvolgere insegnanti che mantenevano la propria cattedra nella scuola statale e svolgevano attività didattica al Pascal.</p>
<h2>Il 1976: otto studenti e due indirizzi di studio</h2>
<p>Il Pascal apre nell’anno scolastico 1976-1977, in una sede nella zona di Sant’Antonio, vicino a San Carlo, a Chieri.</p>
<p>La prima classe conta appena otto studenti, suddivisi tra due percorsi: liceo linguistico e istituto magistrale.</p>
<p>Secondo le testimonianze di Fabia e Francesca Fino, l’istituto magistrale avrebbe probabilmente completato un ciclo quadriennale.</p>
<p>La gestione dei primi anni è essenziale e familiare. La moglie del professor Fino si occupa della segreteria direttamente dalla propria abitazione, mettendo a disposizione anche il numero telefonico di casa per raccogliere le iscrizioni.</p>
<p>La prima studentessa iscritta al Pascal è Giovanna Pengo, successivamente scomparsa in giovane età a causa di un incidente stradale nei pressi del bivio per Poirino, dove venne investita da un’automobile mentre scendeva dal pullman.</p>
<p>L’apertura del liceo linguistico costituisce una novità significativa per Chieri. Negli anni Settanta, infatti, le ragazze interessate a questo indirizzo dovevano recarsi a Torino, in particolare presso l’Istituto dell’Adorazione. Con il Pascal diventa possibile frequentare un liceo linguistico direttamente in città.</p>
<p>Anche la scelta del nome è opera del fondatore: Gustavo Fino sceglie «Pascal» perché breve, facilmente riconoscibile e difficilmente storpiabile.</p>
<h2>Il progetto di ampliamento tra il 1989 e il 1991</h2>
<p>Negli anni successivi il panorama scolastico chierese cambia. Anche il liceo statale Monti apre un indirizzo linguistico, entrando in concorrenza con il Pascal.</p>
<p>Tra il 1989 e il 1991 il professor Fino inizia a lavorare concretamente a un progetto di ampliamento: aprire una scuola media e, successivamente, una scuola elementare.</p>
<p>La sua convinzione è che il solo liceo non sia sufficiente a garantire lo sviluppo dell’Istituto e che occorra costruire un percorso educativo capace di accompagnare gli studenti dai primi anni di istruzione fino al diploma.</p>
<p>Il progetto, tuttavia, non viene realizzato durante la vita del fondatore.</p>
<p>Gustavo Fino muore nel 1994, all’età di 79 anni, mentre ricopre ancora l’incarico di preside del Pascal.</p>
<h3>Dal 1994 al 2014: vent’anni di cambiamenti</h3>
<p>Dopo la scomparsa del fondatore, alla guida del Pascal si succedono diversi presidi e presidenti.</p>
<p>Nel corso degli anni vengono adottate differenti scelte organizzative e gestionali. Le difficoltà progressivamente incontrate dall’Istituto conducono, nel 2014, alla decisione di mettere in vendita la scuola.</p>
<p>È un passaggio determinante nella storia del Pascal.</p>
<p>Nel 2014 subentra una nuova proprietà, che avvia un programma di riorganizzazione, investimenti e ampliamento dell’offerta scolastica.</p>
<p>Il progetto porta alla costituzione dell’attuale Istituto Pascal, articolato in tre realtà educative: la scuola primaria Daisy, la scuola secondaria di primo grado Holden e i Licei Pascal.</p>
<p>Si realizza così, senza che la nuova proprietà ne fosse inizialmente a conoscenza, proprio il progetto che Gustavo Fino aveva cercato di sviluppare tra il 1989 e il 1991: riunire scuola elementare, scuola media e liceo in un percorso scolastico completo.</p>
<h3>Il trasferimento in via San Filippo e la crescita dei Licei Pascal</h3>
<p>Uno dei cambiamenti più importanti avviene nel 2014, con il trasferimento dei Licei Pascal nella sede di via San Filippo, a Chieri.</p>
<p>I precedenti locali della Pace erano ormai insufficienti per ospitare i diversi indirizzi di studio. Il trasferimento rappresenta quindi una scelta necessaria per accompagnare lo sviluppo della scuola.</p>
<p>I locali della Pace non fanno più parte dell’attuale Istituto Pascal.</p>
<p>Negli anni successivi l’offerta formativa viene progressivamente ampliata. Nell’anno scolastico 2026-2027 i Licei Pascal propongono tre indirizzi: liceo scientifico, liceo linguistico e liceo delle scienze umane.</p>
<p>Particolare attenzione viene riservata all’insegnamento delle lingue straniere e all’internazionalizzazione.</p>
<p>Il liceo linguistico offre anche un percorso con il cinese come seconda lingua straniera curricolare, una proposta che si affianca alle altre lingue europee.</p>
<p>Gli studenti hanno inoltre la possibilità di conseguire il doppio diploma italiano e americano, affiancando al percorso liceale italiano un programma di studi finalizzato al conseguimento del diploma statunitense.</p>
<p>I Licei Pascal fanno parte del circuito Cambridge Assessment, che consente di valorizzare la preparazione linguistica attraverso certificazioni internazionali, e sono in rete con l’Istituto Confucio, nell’ambito delle attività dedicate alla lingua e alla cultura cinese.</p>
<p>A queste opportunità si aggiungono le esperienze di mobilità internazionale e i progetti Erasmus, che permettono agli studenti di confrontarsi direttamente con altre realtà scolastiche europee.</p>
<p>La crescita del Pascal, dunque, non riguarda soltanto l’ampliamento degli indirizzi di studio, ma anche la possibilità di offrire agli studenti percorsi formativi e certificazioni riconosciuti a livello internazionale.</p>
<p>Il 27 novembre 2026 il convegno “Capitolo Cinquanta”</p>
<p>Per celebrare i cinquant’anni dalla fondazione, i Licei Pascal hanno organizzato un programma di iniziative che prenderà avvio con il convegno “Capitolo Cinquanta”, venerdì 27 novembre 2026, alle ore 10.30.</p>
<p>L’incontro sarà dedicato alla ricostruzione della storia dell’Istituto, ai cambiamenti intervenuti nel mondo della scuola e alle prospettive dell’istruzione nei prossimi anni.</p>
<p>Saranno coinvolti rappresentanti delle istituzioni, del mondo scolastico e persone che, nel corso dei decenni, hanno contribuito alla crescita del Pascal.</p>
<p>La ricostruzione delle origini della scuola si avvale anche delle testimonianze di Fabia e Francesca Fino, figlie del fondatore, che hanno consentito di recuperare episodi, scelte e particolari dei primi anni di attività.</p>
<h3>Una capsula del tempo nascosta in un muro per gli studenti del 2076</h3>
<p>Tra le iniziative del cinquantesimo anniversario è prevista anche la realizzazione di una capsula del tempo, che sarà collocata all’interno di un muro dell’Istituto.</p>
<p>La capsula custodirà un messaggio rivolto agli studenti che frequenteranno il Pascal nel 2076, in occasione del centenario della fondazione.</p>
<p>L’obiettivo è lasciare una testimonianza della scuola nel 2026: gli studi, le attività, le aspirazioni degli studenti e le riflessioni su come potrà cambiare l’istruzione nei successivi cinquant’anni.</p>
<p>Un documento che, se ritrovato e aperto nel 2076, permetterà agli studenti del futuro di conoscere direttamente una parte della vita scolastica di oggi.</p>
<h3>L’11 dicembre la festa ai Ciliegi di Pecetto Torinese</h3>
<p>Le celebrazioni proseguiranno venerdì 11 dicembre 2026, ai Ciliegi di Pecetto Torinese, con una serata dedicata al cinquantesimo anniversario.</p>
<p>L’iniziativa riunirà persone legate alla storia del Pascal, collaboratori, rappresentanti delle istituzioni e ospiti che hanno accompagnato lo sviluppo dell’Istituto.</p>
<p>Il programma del cinquantesimo anniversario permetterà così di ripercorrere l’intera storia della scuola, dalla fondazione nel 1976 al cambiamento di gestione del 2014, fino all’attuale organizzazione.</p>
<p>Cinquant’anni dopo la prima classe di otto studenti, il Pascal è oggi una realtà scolastica articolata in tre ordini di istruzione, con tre indirizzi liceali, una sede in via San Filippo e un’offerta formativa che comprende il doppio diploma americano, Cambridge Assessment, lo studio del cinese e le collaborazioni internazionali.</p>
<p>Un risultato che testimonia concretamente il percorso compiuto dal 1976 e costituisce il punto di partenza per i prossimi anni di attività dell’Istituto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/1976-2026-il-pascal-di-chieri-celebra-cinquantanni-di-storia/">1976–2026: il Pascal di Chieri celebra cinquant’anni di storia</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
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		<item>
		<title>Trasferimento liceo e superiori</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/transferring-high-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 17:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cambiare scuola superiore durante l’anno è una decisione che può nascere da<a href="https://istitutopascalchieri.it/transferring-high-school/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/transferring-high-school/">Trasferimento liceo e superiori</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
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	<p><strong>Cambiare scuola superiore durante l’anno</strong> è una decisione che può nascere da ragioni molto diverse.</p><p>C’è chi si accorge di aver scelto un indirizzo poco adatto alle proprie attitudini, chi deve trasferirsi con la famiglia in un’altra città e chi, pur essendo soddisfatto del percorso scelto, desidera frequentare un istituto diverso. A volte sono i rapporti con i compagni o con gli insegnanti a essere diventati difficili. Altre volte è l’organizzazione della scuola a non rispondere alle esigenze del ragazzo.<br />La prima cosa che cerco di chiarire alle famiglie che incontro ai Licei Pascal è che cambiare istituto e cambiare indirizzo sono due cose differenti.</p><p>Uno studente che frequenta la seconda liceo scientifico può decidere di trasferirsi in un’altra seconda liceo scientifico, mantenendo lo stesso indirizzo di studi. Diverso è il caso di chi vuole passare dal liceo scientifico al linguistico, oppure da un istituto tecnico a un liceo. In questo secondo caso cambiano alcune discipline e occorre verificare quali conoscenze devono essere recuperate.</p><p>La normativa distingue chiaramente queste situazioni. L’articolo 1, comma 7, del Decreto legislativo 226/2005, come modificato dal Decreto-legge 127/2025, convertito nella Legge 164/2025, prevede che durante il primo biennio sia possibile richiedere il passaggio a un altro indirizzo entro il 31 gennaio, senza sostenere esami integrativi. La scuola di destinazione svolge il colloquio orientativo previsto e organizza gli interventi didattici necessari per riallineare la preparazione dello studente.</p><p><strong>Dal terzo anno in poi, invece, il cambio di indirizzo richiede il superamento di un esame integrativo</strong>, da svolgere dopo lo scrutinio finale e prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.<br />Se invece uno studente desidera cambiare scuola mantenendo lo stesso indirizzo, non esiste una scadenza ministeriale nazionale unica. Il trasferimento può essere richiesto anche durante l’anno scolastico, verificando la disponibilità del posto e ottenendo il nulla osta dalla scuola di provenienza. Le richieste presentate in una fase avanzata dell’anno richiedono particolare attenzione alle motivazioni e alla continuità didattica.</p><p>Ma oltre alle norme esiste anche il buon senso. Personalmente ritengo che, quando un trasferimento è programmabile, sarebbe opportuno completarlo entro marzo o, al massimo, aprile. Inserirsi in una nuova classe a maggio significa avere pochissimo tempo per conoscere gli insegnanti, adattarsi ai loro metodi di valutazione e affrontare le verifiche finali. Naturalmente possono esserci situazioni eccezionali, come un trasferimento improvviso della famiglia, che richiedono soluzioni diverse.<br />Sono informazioni importanti, perché spesso incontro genitori convinti che un ragazzo debba necessariamente aspettare settembre o perdere un anno per cambiare percorso.</p><p>Ma ci sono anche studenti che non desiderano affatto cambiare indirizzo. Vogliono continuare esattamente il percorso che hanno scelto, semplicemente in un’altra scuola.<br />Penso a Marco, nome di fantasia, un ragazzo arrivato ai Pascal durante il secondo anno di liceo, proveniente da un istituto statale del territorio.<br />Marco è un nuotatore di grande talento. Si allena con continuità, partecipa alle competizioni e dedica allo sport una parte importante delle sue giornate. È anche un ottimo studente, serio e determinato.<br />Nella scuola precedente aveva già un protocollo per studenti-atleti che, secondo quanto ci ha raccontato, non era mai stato applicato concretamente.</p><p><strong>Questo è un problema che conosco bene</strong>. Un protocollo può essere formalmente previsto, ma se poi gli insegnanti non coordinano le verifiche, non tengono conto delle competizioni e non programmano il recupero delle lezioni perse, quel documento serve a ben poco.<br />Marco non chiedeva voti più alti o programmi più facili. Voleva poter continuare a studiare con impegno senza trovarsi continuamente a scegliere tra la piscina e la scuola.</p><p><strong>Penso che questi ragazzi meritino grande attenzione</strong>. Chi pratica sport a certi livelli conosce già il significato della disciplina, della fatica e della costanza. La scuola dovrebbe aiutarlo a organizzare il lavoro, non metterlo nella condizione di rinunciare a una delle due attività.<br />Lo stesso vale, naturalmente, per gli studenti impegnati seriamente nella musica, nella danza o in altre attività artistiche. Personalizzare un percorso non significa rinunciare agli obiettivi didattici, ma individuare un’organizzazione sostenibile, nel rispetto delle regole scolastiche.</p><p>Un’altra storia che ricordo è quella di Irene, anche questo un nome di fantasia.<br />Irene è arrivata ai Pascal per frequentare il quarto anno del liceo delle scienze umane. Proveniva da un percorso scolastico piuttosto complicato, durante il quale aveva recuperato un anno presso un istituto specializzato nel recupero degli anni scolastici.<br />A un certo punto, però, si era resa conto che la preparazione acquisita non era sufficientemente solida. Aveva recuperato il tempo, ma sentiva di avere delle lacune importanti. E aveva capito che quelle lacune, prima o poi, sarebbero emerse, soprattutto in vista dell’Esame di Stato.<br />La sua decisione di cambiare scuola mi ha colpita perché non cercava una strada più semplice. Al contrario, aveva scelto di affrontare un percorso più impegnativo pur di arrivare alla maturità con una preparazione adeguata.<br />Su questo argomento desidero essere molto chiara.<br />Il recupero degli anni scolastici è una possibilità prevista dall’ordinamento e può rappresentare una soluzione valida in determinate situazioni. Ma recuperare un anno non significa poter rinunciare alle conoscenze che quell’anno avrebbe dovuto fornire.</p><p><strong>Consiglio sempre alle famiglie di scegliere percorsi regolari presso scuole statali o paritarie</strong>, verificando con attenzione la natura dell’istituto e il valore del percorso proposto. Un centro che prepara agli esami non è automaticamente una scuola paritaria.<br />Diffido delle promesse troppo facili. Quando a un ragazzo viene detto che potrà abbreviare il percorso senza particolari difficoltà, che studierà pochissimo e che la maturità sarà quasi una formalità, credo che sia necessario fermarsi e riflettere.<br />Non si costruisce una buona preparazione senza impegno. Questo non significa ignorare le difficoltà dei ragazzi: significa aiutarli davvero, individuare le lacune, programmare il recupero delle materie e verificare nel tempo i progressi.</p><p>Quando accogliamo uno studente proveniente da un’altra scuola, soprattutto se arriva da un indirizzo diverso o da un percorso irregolare, per me <strong>è importante ricostruire ciò che ha effettivamente studiato</strong>. Non basta leggere una pagella. Occorre confrontare i programmi, parlare con il ragazzo e capire quali competenze possiede e quali deve consolidare.<br />Naturalmente non tutti i trasferimenti nascono da situazioni come quelle di Marco e Irene. Una famiglia può cambiare città per lavoro. Un ragazzo può trovarsi male nel proprio gruppo classe o avere difficoltà nel rapporto con alcuni insegnanti. Prima di decidere è giusto cercare un confronto con la scuola di provenienza, ma non sempre le situazioni trovano una soluzione.</p><p>Non credo che un adolescente debba sentirsi obbligato a rimanere fino alla maturità in un ambiente che non gli permette di studiare serenamente. Cambiare scuola, quando esistono motivazioni concrete, è una possibilità che merita di essere valutata senza pregiudizi.<br />La scuola superiore accompagna i ragazzi verso una tappa importante: la maturità. Ma il diploma non dovrebbe essere soltanto un traguardo da raggiungere nel minor tempo possibile.</p><p>Vorrei che ogni ragazzo arrivasse alla fine del liceo avendo acquisito conoscenze solide, un metodo di studio e la possibilità di scegliere con consapevolezza che cosa fare dopo, che si tratti dell’università, di un percorso professionale o di un’altra esperienza formativa.<br />Marco voleva continuare a nuotare ad alto livello senza rinunciare a essere un bravo studente. Irene voleva arrivare alla maturità sapendo di essere davvero preparata.<br />Sono due richieste molto diverse, ma entrambe meritano di essere ascoltate.</p><p>Alle famiglie che stanno valutando un trasferimento vorrei dare un consiglio: non fermatevi alle informazioni raccolte al telefono o alle promesse di una scuola. Chiedete un colloquio, visitate l’istituto insieme a vostro figlio, informatevi sui programmi, sulle modalità di recupero delle eventuali lacune e sull’organizzazione concreta della didattica. Se possibile, chiedete che il ragazzo possa trascorrere una giornata nella nuova classe, perché è importante che sia anche lui a conoscere l’ambiente nel quale potrebbe trascorrere i prossimi anni.</p><p>Soprattutto, ascoltate le sue ragioni. <strong>A volte noi adulti siamo preoccupati per i cambiamenti e temiamo che un trasferimento possa interrompere un percorso già avviato</strong>. Ma i ragazzi crescono, maturano interessi nuovi e imparano a conoscere meglio le proprie capacità. Una scelta fatta a tredici anni non deve necessariamente condizionare tutto il percorso fino alla maturità.<br />Non cercate la scuola che promette meno fatica, ma quella che saprà accompagnare vostro figlio con serietà, attenzione e aspettative adeguate alle sue possibilità.</p><p>Perché <strong>l’obiettivo non è semplicemente ottenere un diploma</strong>, ma arrivare alla fine delle superiori con una <strong>preparazione solida</strong> e, soprattutto, con la fiducia necessaria per affrontare ciò che verrà dopo.</p><p style="text-align: right;"><em>Nicoletta Coppo</em></p></div>
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	<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;">Per avviare le procedure del trasferimento, compila la domanda di iscrizione.<br />
Se hai bisogno di aiuto, non esitare a <a href="https://istitutopascalchieri.it/segreteria/contatti/">contattarci</a>!</span></em></p>
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	<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008ecf;">Licei </span><span style="color: #008ecf;">Pascal Chieri</span></strong></p>
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		<title>Trasferimento scuola media</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-media/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 16:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Holden]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cambiare scuola media durante l’anno scolastico è una decisione che molte famiglie<a href="https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-media/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-media/">Trasferimento scuola media</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
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	<p><strong>Cambiare scuola media durante l’anno scolastico</strong> è una decisione che molte famiglie prendono in considerazione per ragioni diverse: classi numerose, difficoltà di apprendimento, rapporti complicati con i compagni, esigenze sportive oppure il desiderio di seguire un percorso educativo più vicino alle passioni e alle aspirazioni dei propri figli.</p><p>Dietro ogni trasferimento c’è una storia. E <strong>spesso sono proprio i ragazzi</strong>, con le loro osservazioni, <strong>a farci comprendere che cosa cercano davvero in una scuola</strong>.<br />Vorrei raccontarvi tre esperienze che ho conosciuto personalmente alla nostra scuola media Holden. Per tutelare la riservatezza dei ragazzi, utilizzerò nomi di fantasia: Tommaso, Benedetta e Isabela. Le loro storie, invece, sono reali.</p><p>Ricordo il primo colloquio con Tommaso, arrivato alla Holden durante l’anno scolastico. Frequentava una scuola del territorio, in una classe di 23 studenti. Mi raccontò che seguire le lezioni era diventato difficile. Gli insegnanti, impegnati a mantenere la disciplina, non sempre riuscivano a fermarsi per rispiegare un argomento che non aveva compreso. Ma fu soprattutto una sua osservazione a colpirmi: «Se in classe ci fosse meno confusione, capirei di più e avrei molti meno compiti da fare a casa».<br />Una riflessione semplice, che dovrebbe far pensare noi adulti.</p><p><strong>Il problema non è necessariamente il numero degli studenti</strong>. Una classe di 23 ragazzi può funzionare benissimo. Ma quando la gestione del gruppo assorbe gran parte del tempo, lo spazio dedicato alle spiegazioni e all’apprendimento individuale rischia di ridursi. E così il lavoro che dovrebbe essere svolto a scuola finisce per trasferirsi a casa.<br />Le classi meno numerose possono favorire un rapporto più diretto con gli insegnanti e permettere di intervenire quando un ragazzo non ha compreso una spiegazione. Naturalmente, conta anche il modo in cui viene organizzata la didattica.</p><p>Ma le difficoltà nello studio non sono l’unica ragione che porta a cambiare scuola.<br />Un’indagine Istat relativa al 2023, pubblicata nel giugno 2025, ha rilevato che il 23,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni ha subìto <strong>episodi ripetuti di bullismo</strong>. Il 58% ha dichiarato di aver <strong>ricevuto offese o insulti</strong> almeno una volta nell’anno e il 42,3% di aver vissuto almeno un’<strong>esperienza di esclusione</strong>.</p><p><strong>Sono dati che meritano attenzione.</strong></p><p>Non ogni conflitto tra compagni è bullismo, ma quando un ragazzo fatica a trovare il proprio posto nel gruppo, il confronto tra famiglia e scuola diventa fondamentale.<br />Esistono poi situazioni nelle quali il trasferimento nasce dalla necessità di conciliare la scuola con impegni importanti.<br />È il caso di Benedetta, una ragazza che si è inserita alla Holden durante l’anno. Benedetta pratica sci a livello agonistico e durante l’inverno deve conciliare lezioni, allenamenti e gare. Nonostante avesse già un protocollo per studenti atleti, nella scuola precedente, secondo quanto ci ha raccontato, le sue esigenze non venivano adeguatamente considerate. Le capitava di avere più interrogazioni nello stesso giorno o carichi di compiti difficili da <strong>conciliare con gli impegni sportivi</strong>.</p><p><em>Benedetta non chiedeva di studiare meno. Aveva bisogno di una programmazione che le permettesse di affrontare seriamente sia la scuola sia lo sport. Personalizzare il percorso scolastico non significa abbassare le aspettative, ma organizzare il lavoro tenendo conto delle esigenze reali dello studente.</em><br /><em>E poi c’è Isabela, una ragazza di poco più di undici anni, che mi ha colpita per la determinazione con la quale è arrivata al nostro primo colloquio.</em><br /><em>Isabela aveva già le idee molto chiare: voleva studiare cinese.</em><br /><em>Mi raccontò di essere innamorata del mondo orientale e di avere un progetto preciso per il suo futuro. Da grande avrebbe studiato lingue orientali all’Università Ca’ Foscari di Venezia e poi si sarebbe trasferita a Shanghai.</em><br /><em>Le chiesi che cosa avrebbe fatto una volta arrivata in Cina. Non seppe rispondermi. Il suo sogno, per il momento, si fermava lì, a Shanghai.</em><br /><em>Ricordo quel colloquio con particolare tenerezza. Davanti a me avevo una ragazzina di undici anni che non aveva ancora deciso che cosa avrebbe fatto da adulta, ma sapeva benissimo quale strada voleva cominciare a percorrere. Ed era stata proprio lei a desiderare fortemente il trasferimento alla Holden, per avere la possibilità di studiare la lingua cinese.</em></p><p>Anche <strong>questa è una ragione per cambiare scuola media</strong>: non perché qualcosa non funzioni, ma perché si è scoperto qualcosa che ci appassiona e si desidera cominciare a coltivarlo.<br />Quando un ragazzo arriva alla Holden durante l’anno, cerchiamo di conoscere il percorso che ha già svolto, le sue aspettative e le sue necessità. <strong>Il confronto con la famiglia e con gli insegnanti permette di individuare eventuali differenze nei programmi e accompagnarlo nell’inserimento</strong>, sia dal punto di vista didattico sia nelle relazioni con i nuovi compagni.<br />Prima di decidere, consiglio sempre alle famiglie di visitare la nuova scuola, incontrare gli insegnanti e permettere al ragazzo, quando possibile, di trascorrere una giornata in classe.</p><p>Dal punto di vista pratico, cambiare scuola media è possibile anche durante l’anno scolastico e non esiste una scadenza ministeriale unica entro la quale richiedere il trasferimento di un alunno già frequentante.<br />Il primo passo è contattare la scuola prescelta per verificare la disponibilità di un posto nella classe corrispondente. Una volta ricevuta conferma, la famiglia può richiedere il nulla osta alla scuola di provenienza, indicando il nuovo istituto. Le segreterie provvederanno al trasferimento della documentazione scolastica, mentre un colloquio con i nuovi insegnanti permetterà di verificare la continuità dei programmi e del metodo di studio.<br />Ma attenzione: se è vero che non esiste una data ultima stabilita dal Ministero, esiste anche il buon senso.</p><p><strong>Trasferire un ragazzo a maggio</strong>, quando l’anno scolastico è ormai agli sgoccioli, <strong>potrebbe non essere la scelta migliore</strong>. Il nuovo studente dovrebbe inserirsi in una classe che ha già completato gran parte del programma, adattarsi rapidamente a insegnanti e metodi di valutazione differenti e affrontare, nel giro di poche settimane, le verifiche finali delle diverse discipline.<br />Per questo, sulla base della mia esperienza, ritengo che marzo, o al massimo aprile, rappresenti generalmente il periodo entro il quale sarebbe opportuno completare un trasferimento scolastico. Non si tratta di una scadenza normativa, ma di un criterio educativo che lascia al ragazzo il tempo necessario per conoscere i nuovi compagni, ambientarsi e affrontare con maggiore serenità la conclusione dell’anno.</p><p>Naturalmente possono esserci situazioni particolari, come un trasferimento familiare improvviso, che richiedono soluzioni diverse. Ma quando il cambiamento è una scelta programmabile, credo sia importante non guardare soltanto alla possibilità amministrativa di trasferirsi, bensì soprattutto a ciò che è meglio per il ragazzo.</p><p>Le storie di Tommaso, Benedetta e Isabela ci ricordano che dietro la decisione di cambiare scuola ci sono ragazzi con esigenze, capacità e sogni molto diversi. C’è chi desidera poter seguire una lezione senza continue interruzioni, chi vuole conciliare lo studio con un impegno sportivo importante e chi, a undici anni, ha già deciso che un giorno vivrà a Shanghai.<br />E forse il nostro compito, come educatori, è proprio questo: imparare ad ascoltare i ragazzi e aiutarli a trovare la strada per realizzare ciò che desiderano diventare.</p><p style="text-align: right;"><em>Nicoletta Coppo</em></p></div>
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	<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;">Per avviare le procedure del trasferimento, compila la domanda di iscrizione.<br />
Se hai bisogno di aiuto, non esitare a <a href="https://istitutopascalchieri.it/segreteria/contatti/">contattarci</a>!</span></em></p>
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	<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008ecf;">Media Internazionale Holden</span></strong></p>
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		<title>Trasferimento scuola elementare</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-elementare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 16:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono parole che, per un genitore, pesano più di altre. Una<a href="https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-elementare/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/trasferimento-scuola-elementare/">Trasferimento scuola elementare</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
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	<p><strong>Ci sono parole che</strong>, per un genitore, <strong>pesano più di altre</strong>. <strong>Una di queste è trasferimento</strong>.</p><p>Cambiare scuola elementare non è mai una decisione che si prende a cuor leggero. Significa affrontare un cambiamento importante nella vita del proprio figlio, lasciare abitudini e punti di riferimento, confrontarsi con tante domande e, qualche volta, anche con qualche timore.</p><p><strong>Starò facendo la cosa giusta? Mio figlio riuscirà a inserirsi nella nuova classe? Troverà nuovi amici? Si sentirà accolto?</strong></p><p>Sono domande che conosco molto bene. Sono le domande che ascolto dai genitori quando vengono a trovarmi alla Daisy, ciascuno con una storia diversa, con aspettative, desideri e preoccupazioni che meritano di essere ascoltati.</p><p>Perché <strong>le ragioni che portano una famiglia a cambiare scuola possono essere davvero tante</strong>.</p><p>A volte è un trasferimento di casa, un cambiamento di città, una nuova opportunità di lavoro per mamma o papà. Una decisione che coinvolge tutta la famiglia e che, per un bambino, significa lasciare non soltanto la scuola, ma anche gli amici, i luoghi familiari e tante piccole certezze quotidiane. È un cambiamento necessario, che può spaventare e che proprio per questo richiede particolare attenzione e delicatezza.</p><p>Altre volte, invece, <strong>il trasferimento nasce da una scelta educativa</strong>. I genitori, conoscendo sempre meglio il carattere, le inclinazioni e le capacità del proprio figlio, desiderano una scuola con un approccio didattico diverso, magari con un maggiore approfondimento delle lingue straniere, con una particolare attenzione alla crescita personale oppure con un metodo di insegnamento più vicino alla propria idea di educazione.</p><p>Non necessariamente c’è qualcosa che non funziona nella scuola precedente. Semplicemente, crescendo insieme ai nostri figli, possiamo renderci conto che esistono percorsi più adatti a loro, alle loro curiosità e alle opportunità che vorremmo offrirgli.</p><p>E poi <strong>ci sono le situazioni più delicate, quelle nelle quali un genitore avverte che il proprio bambino non vive con serenità la quotidianità scolastica</strong>.</p><p>Non sempre si tratta di problemi gravi o facilmente riconoscibili. A volte basta un gruppo di compagni già molto unito, nel quale un bambino fatica a trovare il proprio posto. Altre volte è un insegnante che, pur con le migliori intenzioni, non riesce a entrare in sintonia con la sua timidezza oppure con quell’esuberanza che gli adulti interpretano come un comportamento da correggere, anziché come un modo di esprimersi.</p><p>In alcune situazioni possono esserci incomprensioni, esclusioni, parole poco gentili o episodi che un bambino della scuola primaria, proprio perché ancora piccolo, non sempre riesce a riconoscere e raccontare.</p><p>Qualunque sia la ragione che ci porta a pensare di cambiare scuola, c’è qualcosa che accomuna tutti noi genitori: <strong>il desiderio di fare la scelta migliore per i nostri figli</strong>.</p><p>Che si tratti di un trasferimento in un’altra città, della ricerca di un percorso educativo diverso o della necessità di trovare un ambiente più adatto al carattere e alla sensibilità del nostro bambino, ci ritroviamo sempre davanti alle stesse domande. Sarà felice? Riuscirà ad ambientarsi? Stiamo facendo davvero la cosa giusta?</p><p><strong>Cari genitori, fare i genitori è un mestiere difficilissimo. Forse il più difficile del mondo.</strong></p><p>Non ho la pretesa di insegnarvi come diventare genitori perfetti. Non esiste una formula magica, né possiamo schioccare le dita e avere sempre la risposta giusta.</p><p>Posso però condividere con voi ciò che ho imparato in tanti anni accanto ai bambini e alle loro famiglie.</p><p>Ho imparato che non esiste una scuola giusta in assoluto, ma esiste una scuola che può essere più giusta per quel bambino, in quel particolare momento della sua crescita. E che per riconoscerla dobbiamo imparare a osservare i nostri figli, ascoltarli, comprendere le loro inclinazioni, i loro bisogni e anche quei piccoli segnali che non sempre riescono a esprimere con le parole.</p><p><strong>Qualche volta dobbiamo avere il coraggio di ascoltare anche il nostro cuore.</strong></p><p>Una delle domande che mi pongono più frequentemente i genitori è questa: «Ma se mio figlio ha degli amici, come posso pensare di cambiargli scuola?».</p><p>È una domanda comprensibile. Le amicizie, soprattutto durante l’infanzia, sono importanti e rappresentano un punto di riferimento prezioso.</p><p>Ma quando prendiamo una decisione per i nostri figli dobbiamo imparare a guardare un po’ più lontano. Non soltanto a quello che lasceranno domani, ma soprattutto a quello che potranno trovare e conquistare negli anni che verranno.</p><p>Un bambino ha bisogno di amicizie, certamente. Ma ha anche bisogno di sentirsi accolto, rispettato, compreso, di poter esprimere liberamente la propria personalità e di trovare un ambiente capace di valorizzare le sue inclinazioni.</p><p>Cambiare scuola non significa cancellare il passato, dimenticare gli insegnanti ai quali si è voluto bene o rinunciare alle amicizie costruite. Significa semplicemente iniziare un nuovo capitolo, portando con sé tutto ciò che di bello si è vissuto fino a quel momento.</p><p>È naturale che un bambino possa avere qualche timore. Il nuovo ambiente, i compagni sconosciuti, le abitudini diverse possono intimorirlo. Per questo dobbiamo accompagnarlo, rispettare i suoi tempi, permettergli di esprimere dubbi e curiosità.<br />E soprattutto dobbiamo dargli la possibilità di conoscere la nuova scuola prima ancora di decidere definitivamente.</p><p>Quando una famiglia viene a conoscere la nostra scuola primaria Daisy, non mi interessa soltanto raccontare il nostro progetto educativo, mostrare le aule o spiegare come lavorano gli insegnanti.</p><p><strong>Mi interessa conoscere il bambino.</strong></p><p>Guardarlo negli occhi. Capire che cosa lo incuriosisce, che cosa lo rende felice, quali sono le sue passioni e quali le sue piccole paure.</p><p>Per questo proponiamo una possibilità molto semplice, ma che negli anni si è rivelata preziosa: trascorrere una giornata nella nostra scuola, insieme ai bambini e agli insegnanti.</p><p><strong>Non una visita formale, ma un’esperienza vera.</strong></p><p>Il bambino entra in classe, partecipa alle attività, conosce i compagni, osserva come si svolge una normale giornata scolastica. Se necessario, possiamo ripetere l’esperienza, lasciandogli il tempo di familiarizzare con il nuovo ambiente.</p><p><strong>E sapete qual è una delle soddisfazioni più grandi?</strong></p><p>Vedere un bambino che era arrivato timoroso uscire da scuola sorridendo. Oppure sentirgli chiedere alla mamma: «Posso tornare anche domani?».</p><p>Non succede sempre nello stesso modo e con gli stessi tempi. Ogni bambino è diverso. Ma sono proprio questi piccoli momenti che mi ricordano quanto sia importante costruire un ambiente nel quale i bambini si sentano davvero benvenuti.</p><p>Alla <strong>Daisy</strong> lavoriamo molto anche su questo: <strong>insegniamo ai nostri alunni ad accogliere chi arriva</strong>, a coinvolgerlo, a fargli sentire che c’è posto anche per lui.</p><p>Perché l’accoglienza non deve essere soltanto una bella parola scritta sul sito di una scuola. Deve essere qualcosa che un bambino percepisce appena entra dalla porta.</p><p>E dopo aver affrontato i dubbi e le emozioni, arrivano naturalmente le domande pratiche. Come si fa a cambiare scuola elementare? Quali documenti servono? Bisogna aspettare settembre?</p><p>La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare. Il trasferimento da una scuola primaria a un’altra è possibile anche durante l’anno scolastico, seguendo la procedura prevista e verificando la disponibilità della scuola che si desidera frequentare.</p><p><strong>Il mio primo consiglio è di conoscere bene la nuova scuola prima di avviare il trasferimento</strong>. Visitatela, parlate con chi la dirige, incontrate gli insegnanti, chiedete come verrà accompagnato vostro figlio nel suo inserimento.</p><p>Una volta individuata la scuola giusta, è necessario contattarne la segreteria per verificare la disponibilità del posto e richiedere il nulla osta alla scuola attualmente frequentata, indicando il nuovo istituto. Le segreterie provvederanno poi agli adempimenti necessari per il trasferimento della documentazione scolastica e per completare l’iscrizione.</p><p>I tempi possono variare in base alla situazione, ma non è necessario attendere la fine dell’anno scolastico. Alla Daisy accompagniamo personalmente le famiglie anche in questi passaggi, perché una decisione così importante non deve diventare complicata a causa della burocrazia.</p><p>E proprio sui tempi vorrei condividere con voi un’ultima riflessione, che nasce dalla mia esperienza.</p><p><span style="text-decoration: underline;">Spesso i genitori pensano che sia meglio concludere l’anno e ricominciare a settembre, per non interrompere il percorso già avviato.</span></p><p><strong>Io non ne sono così convinta.</strong></p><p>Durante l’anno scolastico i bambini costruiscono amicizie, i gruppi si consolidano, nascono abitudini e piccoli equilibri. Con il passare dei mesi questi legami diventano sempre più stretti e, talvolta, per un nuovo compagno può essere meno immediato trovare il proprio posto in una classe già molto affiatata.</p><p>Se il cambiamento è necessario, oppure se avete individuato un percorso educativo che ritenete più adatto a vostro figlio, perché rimandare automaticamente a settembre?</p><p>Naturalmente ogni situazione è diversa e ogni decisione merita attenzione. Ma quando avete conosciuto la nuova scuola, incontrato gli insegnanti e dato a vostro figlio la possibilità di vivere il nuovo ambiente, non lasciate che sia soltanto il calendario a decidere per voi.</p><p>Il momento giusto per cambiare scuola non è necessariamente settembre. È il momento in cui comprendiamo che per nostro figlio è arrivato il tempo di un nuovo inizio.</p><p>E qualche volta, <strong>quel nuovo inizio può essere domani</strong>.</p><p style="text-align: right;"><em>Nicoletta Coppo</em></p></div>
</div></div></div></div><div id="pg-5844-1"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-5844-1-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-5844-1-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="1" ><div
			
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<p>&nbsp;</p>
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	<p style="text-align: center;"><em><span style="color: #000000;">Per avviare le procedure del trasferimento, compila la domanda di iscrizione.<br />
Se hai bisogno di aiuto, non esitare a <a href="https://istitutopascalchieri.it/segreteria/contatti/">contattarci</a>!</span></em></p>
</div>
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	<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008ecf;">Scuola Elemetare </span><span style="color: #008ecf;">Daisy</span></strong></p>
</div>
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		<title>Come scegliere la scuola primaria per i propri figli? Il cuore sa riconoscere la scuola giusta.</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/come-scegliere-la-scuola-primaria-per-i-propri-figli-il-cuore-sa-riconoscere-la-scuola-giusta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 07:29:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scegliere la scuola primaria per un bambino è una delle prime grandi<a href="https://istitutopascalchieri.it/come-scegliere-la-scuola-primaria-per-i-propri-figli-il-cuore-sa-riconoscere-la-scuola-giusta/"> ...</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scegliere la scuola primaria</strong> per un bambino è una delle prime grandi decisioni che una famiglia si trova ad affrontare. Non stiamo scegliendo semplicemente una scuola, ma un luogo nel quale nostro figlio trascorrerà cinque anni importanti della sua vita. Cinque anni nei quali crescerà, imparerà a leggere e a scrivere, costruirà amicizie, incontrerà le prime difficoltà e scoprirà molto di sé.</p>
<p><strong>Come si fa, allora, a capire quale sia la scuola giusta?</strong></p>
<p>Io credo che non basti partecipare a un Porte Aperte, ascoltare la presentazione del progetto educativo o visitare delle belle aule. Sono tutte cose importanti, naturalmente, ma non sono sufficienti.</p>
<p><strong>Una scuola bisogna conoscerla davvero.</strong></p>
<p>Innanzitutto, credo sia importante conoscere la sua storia. Da quanti anni esiste? Quale percorso ha compiuto? Quali persone l’hanno costruita e quali valori ha saputo conservare nel tempo?</p>
<p>La storicità di una scuola, soprattutto quando appartiene a un gruppo scolastico che accompagna i ragazzi attraverso diversi gradi di istruzione, rappresenta un elemento importante. Significa poter conoscere un’esperienza educativa che si è sviluppata negli anni, che ha attraversato generazioni di studenti e che può essere raccontata anche da chi l’ha vissuta.</p>
<p>E qui arriviamo a <strong>un punto che considero fondamentale</strong>: <strong>parlare con gli altri genitori</strong>.</p>
<p>Non soltanto con il gestore della scuola, con la direzione o con gli insegnanti. Bisogna cercare le famiglie che hanno già affidato i propri figli a quella scuola, ascoltare le loro esperienze, fare domande, anche quelle più semplici, magari quelle che durante un incontro ufficiale non ci verrebbe spontaneo fare.</p>
<p><strong>Come si è trovato vostro figlio? Era felice di andare a scuola? Quando avete avuto una difficoltà, vi siete sentiti ascoltati? Rifareste la stessa scelta?</strong></p>
<p>Sono domande che raccontano molto più di una brochure.</p>
<p>E poi bisogna osservare. Guardare come le persone si parlano, come gli insegnanti si rivolgono ai bambini, come i genitori si sentono parte della vita scolastica.</p>
<p>Bisogna cercare l’empatia, l’umanità, quella capacità di accogliere che non si può scrivere in un programma didattico.</p>
<p>A volte è proprio fra le pieghe di una conversazione che arriva quel piccolo guizzo, quella sensazione improvvisa che ci fa pensare: ecco, questa è la scuola per mio figlio.</p>
<p>Sembra un compito difficile, ma io penso che sia molto più semplice di quanto immaginiamo. Perché quando scegliamo una scuola per i nostri figli, soprattutto quando sono ancora piccoli e stanno per iniziare il loro percorso alla primaria, non scegliamo soltanto con la testa.</p>
<p><strong>Scegliamo anche, e forse soprattutto, con il cuore.</strong></p>
<p>È proprio partendo da questa convinzione che alla Daisy, la nostra scuola primaria, abbiamo scelto di aprire le porte alle famiglie non soltanto durante gli incontri di presentazione.</p>
<p>Abitualmente invitiamo i bambini a trascorrere un’intera giornata nelle nostre classi, insieme ai futuri compagni. È un’occasione preziosa per conoscere gli insegnanti, vivere la quotidianità della scuola e cominciare a sentirsi parte di un gruppo.</p>
<p>Ma <strong>invitiamo anche i genitori</strong> a partecipare alle nostre assemblee, alle feste, ai momenti nei quali la comunità scolastica si ritrova.</p>
<p>Perché?</p>
<p>Perché vogliamo che possano parlare liberamente con gli altri genitori, conoscere le famiglie, osservare le relazioni che si sono create negli anni. Vogliamo che possano respirare il clima della scuola, senza sentirsi semplicemente degli ospiti ai quali dobbiamo presentare qualcosa.</p>
<p>Una scuola è fatta certamente di insegnanti preparati, di programmi, di metodi educativi e di organizzazione. Ma è fatta soprattutto di persone.</p>
<p>E sono le persone, con il loro calore, la loro disponibilità e la loro umanità, a trasformare una scuola in un luogo nel quale un bambino può sentirsi accolto e crescere serenamente.</p>
<p>Non credo che una scuola debba convincere a tutti i costi una famiglia a iscrivere il proprio figlio. Credo piuttosto che debba farsi conoscere per quello che è, lasciando ai genitori il tempo e la libertà di capire se è davvero il luogo che stanno cercando.</p>
<p><strong>Alla Daisy cerchiamo di fare proprio questo.</strong></p>
<p>Apriamo le nostre classi, condividiamo i nostri momenti di vita scolastica, mettiamo in contatto le famiglie, perché sappiamo che la fiducia non nasce da una bella presentazione, ma dalla conoscenza.</p>
<p>E quando un genitore, dopo averci conosciuto, ci dice che riesce a immaginare il proprio bambino felice fra quelle persone, io penso che abbia già trovato la risposta che cercava.</p>
<p>Perché scegliere la scuola primaria significa affidare a qualcuno cinque anni dell’infanzia di nostro figlio.</p>
<p>E per una scelta così importante, la ragione deve trovare tutte le risposte. Ma l’ultima parola, molto spesso, spetta al cuore.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Nicoletta Coppo</em></p>
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		<title>Costruire la scuola del futuro, un viaggio alla volta: i miei appunti dal Kick-off Erasmus+ di Firenze</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/costruire-la-scuola-del-futuro-un-viaggio-alla-volta-i-miei-appunti-dal-kick-off-erasmus-di-firenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 15:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Erasmus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa significa davvero portare la dimensione europea nelle nostre aule? È soltanto<a href="https://istitutopascalchieri.it/costruire-la-scuola-del-futuro-un-viaggio-alla-volta-i-miei-appunti-dal-kick-off-erasmus-di-firenze/"> ...</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa significa davvero portare la dimensione europea nelle nostre aule?</strong> È soltanto una questione di moduli e finanza, o c&#8217;è sotto l&#8217;idea di aprire ai nostri ragazzi e ai nostri docenti un orizzonte del tutto nuovo?Con questa domanda in testa, il <strong>1° ottobre 2026</strong> sono stato a Firenze, nella cornice del Palazzo degli Affari, per rappresentare la nostra scuola al <strong>Kick-off ufficiale dell&#8217;Azione KA121</strong> organizzato dall&#8217;Agenzia Nazionale Erasmus+ INDIRE. Un appuntamento atteso, che ha segnato l&#8217;avvio operativo del nuovo percorso di mobilità accreditato per la nostra Scuola Holden.Non è stata la solita giornata istituzionale, ma un’opportunità di confronto reale e molto pratico.</p>

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<a href='https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6.jpg'><img decoding="async" width="300" height="225" src="https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="Kick-off ufficiale dell&#039;Azione KA121" srcset="https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6-300x225.jpg 300w, https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6-1024x768.jpg 1024w, https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6-768x576.jpg 768w, https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-6.jpg 1440w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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<a href='https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-2.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="225" height="300" src="https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-2-225x300.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="Kick-off ufficiale dell&#039;Azione KA121" srcset="https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-2-225x300.jpg 225w, https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-2-768x1024.jpg 768w, https://istitutopascalchieri.it/wp-content/uploads/2026/10/erasmus-2.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>

<p><strong>Cosa porto a casa da questa giornata</strong></p>
<ul>
<li><strong>Scambio di esperienze e contatti con scuole estere</strong>: È stato un momento prezioso per condividere informazioni, idee e contatti diretti con colleghi e istituti di tutta Italia ed Europa. Mettere le basi per nuove partnership e scambi per i nostri studenti è stato immediato e stimolante.</li>
<li><strong>Superare la burocrazia insieme</strong>: Confrontandoci direttamente con i referenti dell&#8217;Agenzia e con chi ha già gestito questi progetti, abbiamo affrontato e chiarito tante piccole &#8220;difficoltà&#8221; e dubbi legati alle procedure burocratiche del programma. Capire come snellire la gestione pratica ci permetterà di concentrarci su ciò che conta davvero: il valore dell&#8217;esperienza per i ragazzi e per i docenti.</li>
<li><strong>Tante nuove conoscenze per il futuro</strong>: Torno con un&#8217;agenda ricca di relazioni e contatti che si riveleranno fondamentali per i prossimi anni. Far parte di questa rete significa non essere mai soli nella progettazione e poter contare su partner affidabili in tutta Europa.</li>
</ul>
<h3>Pronti a partire?</h3>
<p>Torno da Firenze con entusiasmo e con la certezza che le mobilità che stiamo preparando saranno <strong>esperienze di vita indimenticabili</strong>. Un&#8217;occasione per permettere ai nostri alunni di conquistare autonomia e al nostro team di docenti di rimettersi in gioco con metodologie all&#8217;avanguardia.<br />
I prossimi mesi saranno ricchi di novità per tutta la comunità scolastica.<br />
E voi, <strong>siete pronti a salire a bordo per questa nuova avventura europea?</strong></p>
<p><em>Gabriel Cortiñas</em><br />
<em>Coordinatore Progetti Internazionali</em><br />
<em>Scuola Holden / Istituto Pascal</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/costruire-la-scuola-del-futuro-un-viaggio-alla-volta-i-miei-appunti-dal-kick-off-erasmus-di-firenze/">Costruire la scuola del futuro, un viaggio alla volta: i miei appunti dal Kick-off Erasmus+ di Firenze</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come capire se una scuola è davvero quella giusta: cosa guardare durante un Open Day</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/come-capire-se-una-scuola-e-davvero-quella-giusta-cosa-guardare-durante-un-open-day/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 12:03:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
		<category><![CDATA[Holden]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://istitutopascalchieri.it/?p=5769</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando una famiglia partecipa a un Open Day, secondo me dovrebbe fare<a href="https://istitutopascalchieri.it/come-capire-se-una-scuola-e-davvero-quella-giusta-cosa-guardare-durante-un-open-day/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/come-capire-se-una-scuola-e-davvero-quella-giusta-cosa-guardare-durante-un-open-day/">Come capire se una scuola è davvero quella giusta: cosa guardare durante un Open Day</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando una famiglia partecipa a un Open Day, secondo me dovrebbe fare una cosa molto semplice: <strong>osservare</strong>.</p>
<p>Non limitarsi ad ascoltare quello che una scuola racconta di sé, ma fare domande, guardare gli studenti, parlare con gli insegnanti e cercare di capire che cosa succede realmente ogni giorno dentro quella scuola.</p>
<p>Perché tutte le scuole possono raccontare un bel progetto educativo. La domanda vera è: <strong>come viene realizzato</strong>?</p>
<p>Ed è proprio da questa domanda che vorrei partire per raccontare la Scuola Primaria Internazionale Daisy, la Scuola Media Internazionale Holden e i Licei Pascal.</p>
<p>Tre scuole diverse, perché naturalmente sono diverse le esigenze di un bambino della primaria, di un ragazzo della scuola media e di uno studente del liceo. Ma il percorso che cerchiamo di costruire è lo stesso: preparazione, autonomia, apertura internazionale e, soprattutto, attenzione alla persona.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Vostro figlio sa già studiare?</strong></span></p>
<p>I bambini che arrivano dalla scuola primaria raramente sanno già studiare davvero.</p>
<p>Sono ancora piccoli. Spesso non hanno un metodo, non sanno organizzare il tempo, affrontare un testo, distinguere ciò che è importante, preparare autonomamente un’interrogazione.</p>
<p>Ed è normale.</p>
<p>Alla <strong>Daisy</strong> cominciamo a costruire autonomia e responsabilità fin dai primi anni. Alla <strong>Holden</strong> questo lavoro diventa progressivamente un vero metodo di studio.</p>
<p>Perché la scuola media, secondo me, ha una responsabilità enorme: <strong>insegnare ai ragazzi a studiare</strong>.</p>
<p>Se non imparano a farlo in questi tre anni, alle superiori faranno molta più fatica a organizzare il proprio lavoro.</p>
<p>Questo lo vediamo direttamente nei nostri <strong>Licei Pascal</strong>. Osservando gli studenti del liceo ci rendiamo conto ogni giorno di quanto faccia la differenza arrivare alle superiori avendo già acquisito autonomia e metodo.</p>
<p>Per questo, durante un Open Day, io farei una domanda molto semplice:</p>
<p><strong>Come accompagnate un bambino a diventare uno studente autonomo?</strong></p>
<p>Non mi accontenterei di sentire dire che la scuola “insegna un metodo”. Chiederei come lo fa.</p>
<p><strong>E quando un bambino o un ragazzo incontra una difficoltà?</strong></p>
<p>Non parlo necessariamente di una difficoltà didattica.</p>
<p>Può esserci un problema con i compagni, un momento di insicurezza, la difficoltà di inserirsi in un gruppo nuovo oppure semplicemente un periodo nel quale un ragazzo ha bisogno di essere guardato con maggiore attenzione.</p>
<p>Alla <strong>Daisy</strong>, alla <strong>Holden</strong> e ai <strong>Licei Pascal</strong>, gli insegnanti che trascorrono più tempo con una classe hanno anche questa responsabilità: conoscere i ragazzi e accorgersi quando qualcosa cambia.</p>
<p>Una difficoltà non deve rimanere il problema del singolo insegnante.</p>
<p>Deve essere condivisa con il corpo docente, perché il bambino o il ragazzo possa essere accompagnato da più punti di vista.</p>
<p>Per noi questo è fondamentale: <strong>una preparazione alta deve essere coerente con il benessere e con lo stare bene a scuola</strong>.</p>
<p><strong>Le due cose non sono alternative.</strong></p>
<p>Un ragazzo deve essere preparato, deve imparare, deve essere anche abituato all’impegno e alla responsabilità. Ma deve poter entrare a scuola sentendosi parte di un luogo nel quale sta bene.</p>
<p>Una classe non diventa un gruppo da sola</p>
<p>Proprio per questo attribuiamo molta importanza al <strong>team building</strong>.</p>
<p>E quando parliamo di team building non intendiamo una singola attività organizzata occasionalmente durante l’anno.</p>
<p>Alla <strong>Daisy</strong>, alla <strong>Holden</strong> e ai <strong>Licei Pascal</strong>, già all’inizio dell’anno scolastico organizziamo un’esperienza di due giorni, con una notte fuori, proprio perché riteniamo che le prime settimane siano il momento nel quale si comincia a costruire il benessere della classe.</p>
<p>I ragazzi vengono accompagnati dai loro insegnanti in un luogo tranquillo, immerso nella natura e sufficientemente isolato dalla normale quotidianità, predisposto proprio per accogliere gruppi di giovani e per svolgere attività di team building.</p>
<p>Non sono lasciati semplicemente “a stare insieme”.</p>
<p>Accanto ai nostri professori lavorano persone preparate e formate per proporre attività di gruppo adatte alle diverse età.</p>
<p><strong>Che cosa significa concretamente fare team building?</strong></p>
<p>Significa stare insieme in un contesto completamente diverso dall’aula.</p>
<p>Andare nei boschi. Fare attività all’aperto. Sperimentare attività manuali. Entrare in relazione con gli animali. Affrontare piccoli compiti e attività che richiedono collaborazione.</p>
<p>E soprattutto fare queste cose <strong>insieme</strong>.</p>
<p>Perché quando si cambia contesto cambiano anche le relazioni.</p>
<p>Il compagno con il quale magari in classe si parla poco diventa quello che ti aiuta durante un’attività. L’insegnante viene conosciuto anche fuori dal ruolo tradizionale della lezione. I ragazzi imparano a organizzarsi, ad aspettarsi, ad aiutarsi e a condividere.</p>
<p>Per questo scegliamo di farlo proprio all’inizio dell’anno.</p>
<p>Non aspettiamo che il gruppo abbia un problema per lavorare sulle relazioni. <strong>Cerchiamo di costruire fin dall’inizio una classe nella quale si possa stare bene</strong>.</p>
<p>E questo è importante non soltanto per chi comincia un nuovo ciclo scolastico.</p>
<p>Durante l’anno può arrivare un bambino alla Daisy, un ragazzo alla Holden o uno studente ai Licei Pascal proveniente da un’altra scuola, da un’altra città o anche da un altro Paese.</p>
<p>Non vogliamo che sia soltanto il nuovo arrivato a doversi adattare.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Vogliamo costruire classi capaci di accogliere.</strong></span></p>
<p><strong>Il team building continua anche fuori dall’Italia</strong></p>
<p>Le occasioni per costruire il gruppo, naturalmente, non finiscono con l’esperienza di inizio anno.</p>
<p>Un’uscita, un progetto, un’attività condivisa possono diventare momenti nei quali i ragazzi imparano a conoscersi diversamente.</p>
<p>E poi ci sono le mobilità <strong>Erasmus</strong>, che coinvolgono gli studenti della Holden e dei Licei Pascal.</p>
<p>Partire insieme per un altro Paese ha un enorme valore culturale e didattico, ma secondo me ha anche un altro valore che qualche volta raccontiamo troppo poco.</p>
<p>È una straordinaria esperienza di team building.</p>
<p>I ragazzi si trovano lontani dalla loro quotidianità, devono confrontarsi con un’altra lingua, altre abitudini e situazioni nuove. Devono organizzarsi, aiutarsi e assumersi delle responsabilità.</p>
<p>E inevitabilmente imparano a conoscersi meglio.</p>
<p>Anche questo significa, per noi, essere una scuola internazionale.</p>
<p><strong>Ma che cosa significa davvero “scuola internazionale”?</strong></p>
<p>La parola internazionale oggi viene utilizzata moltissimo.</p>
<p>Io, durante un Open Day, chiederei:</p>
<p><strong>Internazionale in che cosa?</strong></p>
<p>Nel nostro caso è un percorso che comincia alla <strong>Scuola Primaria Internazionale Daisy</strong>, continua alla <strong>Scuola Media Internazionale Holden</strong> e arriva ai <strong>Licei Pascal</strong>.</p>
<p>Alla Daisy e alla Holden il <strong>curriculum Cambridge</strong> è inserito all’interno del percorso scolastico italiano e alcune materie vengono affrontate direttamente in lingua inglese.</p>
<p>Questo cambia il modo in cui si apprende una lingua.</p>
<p>L’inglese non è soltanto una materia da studiare: diventa progressivamente una lingua che si utilizza per imparare altro.</p>
<p>Accanto all’inglese, <strong>Daisy</strong> e <strong>Holden</strong> portano avanti anche il cinese, attraverso la collaborazione con l’Istituto Confucio, e lo spagnolo.</p>
<p>E poi c’è la realtà quotidiana delle nostre classi.</p>
<p>Abbiamo bambini e ragazzi italiani che studiano insieme a studenti internazionali, alcuni dei quali arrivano conoscendo molto bene l’inglese ma poco l’italiano.</p>
<p>Per questo organizziamo percorsi di italiano <strong>L2 per gli studenti internazionali</strong> e livelli di inglese differenziati.</p>
<p>Dobbiamo accompagnare chi sta ancora costruendo sicurezza nella lingua e, nello stesso momento, continuare a far crescere chi possiede già un livello molto alto.</p>
<p>Per me questa è una delle parti più interessanti di una scuola internazionale: <strong>non rendere tutti uguali, ma riuscire a far lavorare insieme bambini e ragazzi che partono da competenze, lingue e storie differenti</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>E dopo la scuola media?</strong></span></p>
<p>Il percorso internazionale non deve interrompersi quando un ragazzo cresce.</p>
<p>Nei <strong>Licei Pascal</strong> continua attraverso le lingue, il cinese come seconda lingua nel Liceo Linguistico, i percorsi scientifici e STEM e le diverse possibilità offerte dal Liceo Linguistico, dal Liceo delle Scienze Umane e dal Liceo Scientifico.</p>
<p>E c’è una possibilità della quale, forse, fino ad oggi abbiamo parlato troppo poco: il <strong>Doppio Diploma Americano</strong>.</p>
<p>I nostri studenti possono affiancare al percorso liceale italiano quello americano e arrivare alla conclusione degli studi con il diploma italiano e il diploma americano.</p>
<p>È una possibilità che si inserisce perfettamente nel percorso che cerchiamo di costruire fin dalla primaria: dare ai ragazzi strumenti che, un giorno, permettano loro di scegliere anche oltre i confini italiani.</p>
<p><strong>Essere internazionali significa soltanto conoscere le lingue?</strong></p>
<p>Per noi no.</p>
<p>Da anni guardiamo con particolare interesse alle scuole del Nord Europa e soprattutto alla <strong>Finlandia</strong>.</p>
<p>È un rapporto che riguarda il confronto sulla didattica, la formazione dei nostri insegnanti e la mobilità Erasmus.</p>
<p>Non significa prendere un modello straniero e copiarlo.</p>
<p>Significa andare a vedere che cosa funziona altrove, confrontarsi con altri insegnanti e con altri sistemi educativi e poi tornare nelle nostre classi ponendoci una domanda:</p>
<p><strong>Che cosa possiamo fare meglio?</strong></p>
<p>Alla Daisy questo percorso si incontra anche con alcuni principi ispirati alla pedagogia di Maria Montessori, soprattutto nel lavoro sull’autonomia, sulla responsabilità e sul rispetto dei tempi di crescita del bambino.</p>
<p>Anche questa, per noi, è internazionalità: <strong>non chiudersi dentro un unico modo di fare scuola</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>I laboratori ci sono. Ma vengono utilizzati?</strong></span></p>
<p>Questa è un’altra domanda molto semplice che consiglio sempre ai genitori.</p>
<p>Quando visitate una scuola e vedete un laboratorio, chiedete:</p>
<p><strong>Che cosa fanno qui i ragazzi?</strong></p>
<p>Un laboratorio non serve perché è bello da mostrare durante un Open Day.</p>
<p>Serve se viene utilizzato.</p>
<p>Alla <strong>Daisy</strong> e alla <strong>Holden</strong> vogliamo sviluppare sempre di più le attività STEM e quest’anno, in particolare, lavoreremo molto sulla robotica.</p>
<p>Questa scelta nasce anche dalle richieste delle nostre famiglie.</p>
<p>E questo mi porta a un altro aspetto della scuola al quale tengo particolarmente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Quanto possono entrare le famiglie nella vita della scuola?</strong></span></p>
<p>Per noi moltissimo.</p>
<p>Dalla Daisy alla Holden fino ai Licei Pascal, le famiglie non sono semplicemente coloro alle quali comunichiamo ciò che abbiamo deciso.</p>
<p>Sono interlocutori.</p>
<p>Spesso sono anche i nostri migliori ambasciatori, ma soprattutto sono le persone che ci aiutano a capire come stanno cambiando i ragazzi e quali nuove esigenze stanno emergendo.</p>
<p>Per questo, oltre ai normali colloqui con gli insegnanti, organizziamo anche momenti più informali che chiamiamo <strong>Afternoon Tea</strong>.</p>
<p>Ci sediamo insieme, prendiamo un tè e qualche biscotto e parliamo.</p>
<p>Di uscite, attività, sport, progetti. Di quello che funziona e anche di quello che possiamo migliorare.</p>
<p>È un momento semplice, ma per me molto importante.</p>
<p>Per qualche ora non esistono la scuola da una parte e i genitori dall’altra.</p>
<p><strong>Prendiamo un tè, mangiamo qualche biscotto, sogniamo la nostra scuola e poi cerchiamo di realizzarla.</strong></p>
<p><strong>Allora, che cosa bisogna guardare durante un Open Day?</strong></p>
<p>Non soltanto gli spazi.</p>
<p>Chiedete come viene costruita l’autonomia alla primaria e come viene insegnato il metodo di studio alla scuola media.</p>
<p>Chiedete chi si accorge che vostro figlio sta attraversando una difficoltà.</p>
<p>Chiedete che cosa fa concretamente la scuola per costruire una classe nella quale i ragazzi stiano bene insieme.</p>
<p>Chiedete che cosa significa realmente “Cambridge” e quali materie vengono svolte in inglese.</p>
<p>Chiedete come vengono accompagnati bambini e ragazzi che partono da livelli linguistici differenti.</p>
<p>Chiedete quali esperienze internazionali vengono realmente proposte agli studenti.</p>
<p>Entrate nei laboratori e chiedete che cosa fanno realmente i ragazzi.</p>
<p>Se state scegliendo un liceo, chiedete quali possibilità internazionali concrete avrà vostro figlio e informatevi anche sul Doppio Diploma Americano.</p>
<p>Parlate con gli insegnanti.</p>
<p>E, quando è possibile, parlate con gli studenti e con i genitori che quella scuola la frequentano già.</p>
<p>Soprattutto, guardate i bambini e i ragazzi che incontrate nei corridoi.</p>
<p>Perché una scuola può raccontarsi molto bene attraverso un progetto educativo, un sito o una brochure.</p>
<p>Ma spesso <strong>si capisce molto meglio guardando le persone che la vivono ogni giorno</strong>.</p>
<p>Quando partecipate a un Open Day, quindi, non venite soltanto ad ascoltare quello che una scuola dice di sé.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Venite a verificare.</strong></span></p>
<p>Vi aspettiamo all’<strong>Istituto Pascal, via San Filippo 2, Chieri</strong>:</p>
<p><strong>12 ottobre 2026 – ore 17.00</strong></p>
<p>Scuola Media Internazionale Holden e Licei Pascal</p>
<p><strong>14 ottobre 2026 – ore 17.00</strong></p>
<p>Scuola Primaria Internazionale Daisy</p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/come-capire-se-una-scuola-e-davvero-quella-giusta-cosa-guardare-durante-un-open-day/">Come capire se una scuola è davvero quella giusta: cosa guardare durante un Open Day</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Open Day: apriamo le porte, davvero</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/open-day-apriamo-le-porte-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:46:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
		<category><![CDATA[Holden]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvicina il periodo degli Open Day e, come ogni anno, le<a href="https://istitutopascalchieri.it/open-day-apriamo-le-porte-davvero/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/open-day-apriamo-le-porte-davvero/">Open Day: apriamo le porte, davvero</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina il periodo degli Open Day e, come ogni anno, le scuole iniziano a raccontarsi.</p>
<p>Progetti, laboratori, lingue, attività, innovazione, viaggi, certificazioni. A volte sembra quasi che inizi una gara a chi offre di più e, diciamolo, qualche volta si arriva persino a promettere cose mirabolanti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ma che cos’è, in fondo, un Open Day?</span></p>
<p>L’idea originaria è molto più semplice di quello che è diventata oggi: <strong>aprire le porte della scuola</strong>. Permettere alle famiglie di entrare, vedere gli spazi, incontrare gli insegnanti e gli studenti, parlare con loro e cercare di capire che cosa succede realmente dentro quella scuola tutti i giorni.</p>
<p>Un momento forse meno spettacolare, ma molto più vero.</p>
<p>È proprio a questo tipo di Open Day che vorremmo tornare all’<a href="https://www.google.com/maps/place/Istituto+Pascal+Chieri+%7C+Licei+Pascal/@45.0115895,7.8234346,17z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x47880ae7a2b64c33:0x91af2b0bafbbe25b!8m2!3d45.0115857!4d7.8260095!16s%2Fg%2F1tcy35kg!5m2!1e4!1e2?authuser=0&amp;entry=ttu&amp;g_ep=EgoyMDI2MDkxNi4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D" target="_blank" rel="noopener">Istituto Pascal di via San Filippo 2, a Chieri</a>.</p>
<p>Quando un genitore deve scegliere la scuola per un figlio, credo che dovrebbe cercare di andare oltre i fuochi d’artificio. Una bella presentazione può colpire, un video può emozionare, una pagina social può essere costruita molto bene. Ma poi un ragazzo in quella scuola dovrà entrare ogni mattina e passarci una parte importante della propria vita.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">E allora che cosa dovrebbe guardare davvero un genitore?</span></p>
<p>Io credo che dovrebbe <strong>fare domande</strong>. Tante.</p>
<p>Chiedere come si svolge realmente una giornata. Chi sono gli insegnanti. Da quanto tempo lavorano nella scuola. Come vengono seguiti i ragazzi quando hanno una difficoltà. Che cosa succede quando un progetto non funziona. Come vengono affrontati i problemi. Quali delle attività presentate vengono realmente svolte durante l’anno.</p>
<p>E poi parlare con chi quella scuola la vive già.</p>
<p>Parlare con altri genitori, se possibile. Parlare con gli studenti. Guardare non soltanto quello che una scuola racconta di se stessa, ma anche la sua storia e quello che ha costruito negli anni.</p>
<p>Viviamo in un mondo nel quale l’immagine ha assunto un peso enorme. Social, fotografie, video, blog e influencer possono essere strumenti utilissimi e anche noi li utilizziamo ma <strong>l’immagine non può sostituire la realtà</strong>.</p>
<p>Una scuola non si può scegliere soltanto attraverso un post.</p>
<p>Oggi esistono anche offerte formative molto diverse tra loro, comprese realtà prevalentemente online o organizzazioni molto piccole. Non significa che debbano essere giudicate a priori, ma significa che una famiglia deve verificare con attenzione <strong>chi c’è dietro quella proposta, dove si svolge realmente l’attività, quali riconoscimenti possiede, quali sono gli spazi, come vengono rispettate le norme e quali garanzie vengono date agli studenti</strong>.</p>
<p>Anche la sicurezza, la struttura organizzativa e la solidità di una scuola fanno parte dell’offerta educativa.</p>
<p>E poi c’è la storia.</p>
<p>Credo che lo storico di una scuola abbia un valore che qualche volta dimentichiamo. Una scuola presente da molti anni sul territorio può essere verificata: ci sono generazioni di studenti che l’hanno frequentata, famiglie che la conoscono, risultati, errori, cambiamenti e un percorso che può essere osservato.</p>
<p>Le promesse, invece, vanno sempre confrontate con la realtà.</p>
<p>Vale anche quando si parla di internazionalità. Non basta promettere che un bambino diventerà bilingue in pochi mesi. Bisogna chiedere come vengono insegnate le lingue, da chi, attraverso quale curriculum e all’interno di quale progetto didattico.</p>
<p>Forse, allora, l’Open Day dovrebbe tornare ad essere proprio questo: <strong>un incontro tra persone</strong>.</p>
<p>Ai nostri prossimi Porte Aperte non vorremmo che i genitori venissero semplicemente ad ascoltare quello che abbiamo preparato per convincerli.</p>
<p>Vorremmo il contrario.</p>
<p><strong>Fateci domande. Metteteci alla prova. Interrogateci.</strong></p>
<p>Chiedeteci di raccontarvi non soltanto quello che vogliamo fare, ma quello che facciamo già. Parlate con i nostri insegnanti, con i nostri studenti e con i genitori che hanno già scelto le nostre scuole. Guardate gli spazi. Chiedeteci della didattica, delle lingue, dei problemi, della sicurezza, dell’organizzazione e di come accompagniamo un ragazzo quando qualcosa non va come previsto.</p>
<p>Perché alla fine la scelta di una scuola non riguarda un laboratorio, un post o una bella presentazione.</p>
<p><strong>Riguarda vostro figlio</strong>.</p>
<p>E quando una famiglia affida un figlio a una scuola, le sta affidando qualcosa di enormemente importante. Per questo prima di scegliere deve conoscerla davvero e deve sentire di potersi fidare delle persone che, ogni giorno, si prenderanno cura della sua crescita.</p>
<p>Noi siamo pronti ad aprire le porte.</p>
<p>Il primo appuntamento con i <strong>Porte Aperte della Scuola Media Internazionale Holden </strong>e dei<strong> Licei Pascal</strong> sarà <strong>lunedì 12 ottobre 2026 alle ore 17.00</strong>.</p>
<p>Per la <strong>Scuola Primaria Daisy</strong>, il primo appuntamento sarà invece <strong>mercoledì 14 ottobre 2026 alle ore 17.00</strong>.</p>
<p>Vi aspettiamo all’Istituto Pascal, via San Filippo 2, Chieri.</p>
<p>E, soprattutto, vi aspettiamo con tutte le vostre domande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/open-day-apriamo-le-porte-davvero/">Open Day: apriamo le porte, davvero</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Come funzionano gli open day nelle scuole degli Stati Uniti e nelle scuole internazionali di Chieri</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/come-funzionano-gli-open-day-nelle-scuole-degli-stati-uniti-e-nelle-scuole-internazionali-di-chieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ipc@admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Daisy]]></category>
		<category><![CDATA[Holden]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistico]]></category>
		<category><![CDATA[Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Umane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli open day e le visite nelle scuole degli Stati Uniti rappresentano<a href="https://istitutopascalchieri.it/come-funzionano-gli-open-day-nelle-scuole-degli-stati-uniti-e-nelle-scuole-internazionali-di-chieri/"> ...</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli <strong>open day</strong> e le visite nelle scuole degli Stati Uniti rappresentano momenti cruciali per orientare famiglie e studenti nella scelta del percorso scolastico. Negli <strong>USA, a differenza dell’Italia, il sistema è fortemente decentralizzato</strong>: ogni Stato, distretto o addirittura singola scuola può avere modalità proprie, ma esistono alcune tendenze e strutture comuni che vale la pena approfondire.</p>
<p>Gli open day americani sono pensati per presentare il sistema educativo locale, le opportunità formative, i programmi extracurricolari, le attività sportive e gli aspetti logistici come orari, trasporti e pasti. Sono spesso occasione per incontrare dirigenti, docenti, studenti e famiglie già inserite nel contesto scolastico.<br />
Gli eventi possono essere in presenza, con tour guidati delle strutture, oppure virtuali, soprattutto dopo la pandemia. Le famiglie partecipano insieme agli studenti per avere un quadro completo dell’esperienza scolastica. In alcuni casi, vengono organizzati incontri informativi anche in Italia, dove agenzie internazionali presentano il sistema americano a studenti interessati a un periodo di studio all’estero.</p>
<p>L’<strong>anno scolastico statunitense inizia generalmente tra fine luglio e metà settembre</strong> e <strong>termina tra metà maggio e fine giugno</strong>, diviso in due semestri o tre quadrimestri a seconda della scuola. Gli open day di solito si tengono nei mesi precedenti l’inizio dell’anno, ma alcune scuole offrono visite anche durante l’anno su appuntamento.<br />
Gli studenti e le famiglie visitano aule, laboratori, palestre, biblioteche, mense e spazi ricreativi. Questo permette di valutare sia la qualità delle attrezzature sia l’ambiente generale della scuola.<br />
Sono previsti colloqui individuali o di gruppo con dirigenti, insegnanti e counselor, che illustrano filosofia educativa, metodi didattici, supporto agli studenti e opportunità di orientamento post-diploma.</p>
<p>Le scuole spiegano come funziona la personalizzazione del curriculum, con materie obbligatorie (inglese, matematica, storia americana) e una vasta scelta di corsi opzionali (giornalismo, fotografia, criminologia, ecc.) Viene sottolineata l’importanza delle attività extracurricolari, dagli sport ai club studenteschi, che rappresentano una parte integrante della vita scolastica.</p>
<p>Spesso sono presenti studenti attuali o ex-alunni, nonché famiglie ospitanti, che raccontano la loro esperienza e rispondono a domande pratiche su vita quotidiana, integrazione e sfide dell’adattamento.<br />
<strong>Negli Stati Uniti gli studenti costruiscono il proprio curriculum scegliendo tra molte materie opzionali</strong>, a differenza del sistema italiano più rigidamente strutturato.<br />
L’approccio è spesso più pratico e meno teorico, con una giornata scolastica che combina lezioni, attività di laboratorio, sport ed eventi culturali .<br />
Le date di inizio e fine anno, nonché le festività, possono variare da Stato a Stato, ma ci sono alcune ricorrenze nazionali fisse in cui tutte le scuole chiudono.</p>
<p>Alcune scuole americane e italiane collaborano per offrire il doppio diploma, permettendo agli studenti di seguire corsi online con docenti statunitensi mentre continuano gli studi in Italia, conseguendo entrambi i titoli di studio<br />
Le visite e gli open day nelle scuole americane sono eventi strutturati, partecipativi e fortemente orientati all’accoglienza e all’informazione. Offrono alle famiglie e agli studenti l’opportunità di conoscere da vicino un sistema educativo caratterizzato da flessibilità, personalizzazione e attenzione alle attività extracurricolari. La possibilità di interfacciarsi direttamente con la comunità scolastica, visitare le strutture e ascoltare testimonianze rende questi momenti fondamentali per compiere scelte consapevoli, sia per chi risiede negli Stati Uniti sia per chi proviene dall’estero.</p>
<p>Negli <strong>ultimi anni, anche la scuola Daisy, la Holden e i licei Pascal di Chieri hanno iniziato a seguire il modello di visita delle scuole americane</strong>, ispirandosi a pratiche consolidate negli Stati Uniti. Questi istituti hanno introdotto open day e visite strutturate, mirate a facilitare l&#8217;orientamento di famiglie e studenti nella scelta del percorso scolastico, molto simili a quanto avviene oltre oceano.<br />
Le visite nelle scuole di Chieri offrono momenti cruciali in cui le famiglie possono conoscere da vicino l&#8217;ambiente educativo. Questi eventi sono progettati per presentare le opportunità formative, i programmi extracurriculari e le modalità di integrazione nel contesto scolastico. Proprio come negli Stati Uniti, anche presso la Daisy, la Holden e i licei Pascal sono previsti tour guidati delle strutture, che includono aule, laboratori, biblioteche e spazi ricreativi. Gli studenti e le famiglie hanno l&#8217;opportunità di incontrare dirigenti e docenti, così come studenti attuali ed ex-alunni, per una condivisione di esperienze e informazioni pratiche.</p>
<p>Ad esempio, il liceo Pascal ha messo in atto incontri informativi e laboratori aperti a tutti, simili agli open day americani, dove i partecipanti possono interagire direttamente con i docenti e scoprire la filosofia educativa della scuola. Allo stesso modo, la scuola Holden ha organizzato eventi che combinano visite in presenza con modalità virtuali, per garantire l&#8217;accessibilità a tutte le famiglie, proprio come avviene in molte scuole negli Stati Uniti.<br />
Inoltre, la personalizzazione del curriculum è un aspetto centrale anche nelle scuole di Chieri, dove gli studenti possono scegliere materie opzionali in aggiunta a quelle obbligatorie, riflettendo l&#8217;approccio americano. <strong>Le attività extracurricolari</strong>, che includono potenziamenti linguistici e club studenteschi, <strong>sono valorizzate come parte integrante della vita scolastica</strong>, parallele a quelle presenti nelle scuole statunitensi.</p>
<p>L&#8217;influenza del modello americano di open day e visite scolastiche sta emergendo anche in realtà come la scuola Daisy, la Holden e i licei Pascal, offrendo un&#8217;opportunità unica per famiglie e studenti di esplorare le possibilità educative in un contesto più flessibile e accogliente, favorendo scelte consapevoli per il futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/come-funzionano-gli-open-day-nelle-scuole-degli-stati-uniti-e-nelle-scuole-internazionali-di-chieri/">Come funzionano gli open day nelle scuole degli Stati Uniti e nelle scuole internazionali di Chieri</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Programma Cambridge alla Scuola Media: risposte alle domande dei genitori</title>
		<link>https://istitutopascalchieri.it/programma-cambridge-alla-scuola-media-risposte-alle-domande-dei-genitori-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ariann@]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://istitutopascalchieri.it/?p=2642</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se sei un genitore che si sta chiedendo quale sia il miglior<a href="https://istitutopascalchieri.it/programma-cambridge-alla-scuola-media-risposte-alle-domande-dei-genitori-2/"> ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/programma-cambridge-alla-scuola-media-risposte-alle-domande-dei-genitori-2/">Programma Cambridge alla Scuola Media: risposte alle domande dei genitori</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei un genitore che si sta chiedendo quale sia il miglior percorso educativo per il proprio figlio, il programma Cambridge Lower Secondary alla scuola secondaria di primo grado, ex scuola media, potrebbe essere la risposta che stai cercando. Con la sua reputazione internazionale e un approccio innovativo all&#8217;insegnamento, il programma Cambridge Lower Secondary offre opportunità uniche per sviluppare le competenze linguistiche e critiche degli studenti. In questo articolo, risponderemo alle domande più comuni dei genitori riguardo a questo programma. Scopri insieme a noi come il programma Cambridge Lower Secondary possa fare la differenza nel percorso educativo di tuo figlio!</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è il Cambridge Lower Secondary?</strong></p>
<p>Il Cambridge Lower Secondary è un programma internazionale che offre una formazione completa e innovativa per gli studenti dagli 11 ai 14 anni. Si concentra non solo sulla padronanza della lingua inglese, ma anche sull&#8217;acquisizione di competenze trasversali in materie come, nel nostro caso, Arte e Global Perspectives. È progettato per sviluppare un pensiero critico, una comprensione profonda dei contenuti e un approccio internazionale all&#8217;apprendimento.</p>
<p><strong>Che differenza c&#8217;è tra il Cambridge Lower Secondary e gli esami MOVERS, FLYERS o KET for Schools?</strong></p>
<p>Gli esami MOVERS, FLYERS e KET sono test di certificazione linguistica che valutano principalmente il livello di inglese degli studenti. Il Cambridge Lower Secondary, invece, è un curriculum integrato che utilizza l’inglese non solo come lingua di studio, ma come mezzo per approfondire materie fondamentali. Questo approccio permette agli studenti di pensare e apprendere in inglese, superando la semplice preparazione a un esame linguistico.</p>
<p><strong>Come si svolge il Cambridge Lower Secondary nella scuola media Holden?</strong></p>
<p>Alla scuola media Holden, il programma Cambridge si articola in materie come Arte, Global Perspectives e Inglese, insegnate interamente in lingua inglese. Queste lezioni sono tenute da insegnanti qualificati e seguono il curriculum Cambridge, garantendo un apprendimento immersivo e stimolante. Gli studenti affrontano attività pratiche, progetti e verifiche in inglese, rafforzando le competenze linguistiche e accademiche.</p>
<p><strong>Qual è la differenza tra il CLIL e il Cambridge Lower Secondary?</strong></p>
<p>Il CLIL (Content and Language Integrated Learning) si focalizza sull’insegnamento occasionale di alcune discipline in lingua straniera, spesso con un approccio limitato. Il Cambridge Lower Secondary, invece, è un vero e proprio curriculum internazionale: tutte le materie Cambridge seguono standard globali e sono progettate per offrire continuità con le fasi successive, come il Cambridge IGCSE e gli esami Cambridge Advanced.</p>
<p><strong>Le materie interamente in lingua avranno una doppia votazione in pagella?</strong></p>
<p>No, la valutazione delle materie Cambridge sarà unica e riportata in inglese, rispettando i criteri del curriculum internazionale. Tuttavia, le competenze acquisite saranno integrate nella valutazione generale, per garantire una visione complessiva delle capacità dello studente.</p>
<p>Il Cambridge Lower Secondary è obbligatorio?</p>
<p>Sì, il programma Cambridge Lower Secondary è parte integrante del percorso formativo nella nostra scuola. Abbiamo deciso di renderlo obbligatorio perché crediamo fermamente che questa opportunità internazionale possa offrire ai nostri studenti una preparazione solida e competitiva per il futuro. È un investimento nelle loro competenze linguistiche, accademiche e globali, che li renderà pronti ad affrontare qualsiasi sfida con sicurezza!</p>
<p><strong>È previsto un esame alla fine di terza media per le materie Cambridge?</strong></p>
<p>Sì, alla fine del percorso Cambridge Lower Secondary gli studenti possono sostenere gli esami Cambridge Checkpoint, che offrono un&#8217;analisi dettagliata delle competenze acquisite e costituiscono una base eccellente per i successivi studi internazionali.</p>
<p><strong>Gli studenti devono essere madrelingua o bilingue per accedere?</strong></p>
<p>Assolutamente no! Il programma è progettato per accogliere studenti con diversi livelli di inglese. Grazie al supporto didattico mirato, anche chi ha una conoscenza parziale dell&#8217;inglese potrà inserirsi gradualmente e sviluppare le competenze necessarie. Il nostro obiettivo è far crescere ogni studente al massimo delle sue potenzialità.</p>
<p><strong>Qual è il livello di inglese degli studenti in terza media?</strong></p>
<p>Gli studenti che completano il curriculum Cambridge in terza media raggiungono mediamente un livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (CEFR), rendendoli pronti per affrontare percorsi internazionali più avanzati.</p>
<p><strong>Come vengono selezionati gli insegnanti?</strong></p>
<p>Gli insegnanti del curriculum Cambridge sono altamente qualificati, con certificazioni specifiche rilasciate da Cambridge Assessment International Education. Inoltre, partecipano regolarmente a programmi di formazione per garantire un insegnamento innovativo e all’avanguardia, diverso dal tradizionale approccio scolastico.</p>
<p><strong>Che cosa possono fare gli studenti al termine della terza media che hanno seguito il Cambridge Lower Secondary?</strong></p>
<p>Gli studenti che scelgono il nostro programma Cambridge possono continuare al liceo con un percorso internazionale. La nostra scuola offre la possibilità di ottenere il doppio diploma americano, un titolo di studio valido sia in Italia che negli Stati Uniti, ampliando ulteriormente le opportunità future.</p>
<p><strong>Ci sono altre scuole nel territorio con curriculum Cambridge?</strong></p>
<p>Nel territorio ci sono poche scuole che offrono il curriculum Cambridge, ma la Holden si distingue per l’integrazione del programma con il nostro metodo educativo innovativo e la possibilità di proseguire con il doppio diploma. Questo rende il nostro percorso unico e altamente competitivo</p>
<p>Se siete alla ricerca di un&#8217;opzione educativa che unisca l&#8217;eccellenza del curriculum Cambridge a un approccio innovativo e personalizzato, la scuola secondaria di primo grado internazionale Holden rappresenta una scelta ideale per il futuro dei vostri figli.</p>
<p>Non esitate a contattare la nostra segreteria al numero</p>
<p>011 94 25 382 oppure via email all&#8217;indirizzo <strong>segreteria@istitutopascalchieri.it</strong></p>
<p>Per maggiori dettagli, vi invitiamo anche a visitare il nostro sito web all’indirizzo www.istitutopascalchieri.it (http://www.istitutopascalchieri.it).</p>
<p>Siamo entusiasti di accompagnarvi in questo viaggio educativo e di accogliere i vostri figli nella nostra comunità!</p>
<p>L'articolo <a href="https://istitutopascalchieri.it/programma-cambridge-alla-scuola-media-risposte-alle-domande-dei-genitori-2/">Programma Cambridge alla Scuola Media: risposte alle domande dei genitori</a> proviene da <a href="https://istitutopascalchieri.it">Istituto Pascal Chieri</a>.</p>
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