Sul venerdì di Repubblica dell’8 maggio 2026 Annalisa Cuzzocrea intervista Francesco Tonucci, ricercatore del CNR, pedagogista e inventore del progetto “La città dei bambini”. L’articolo parte da una riflessione sull’uso dell’iPhone per i bambini, per passare ad affrontare tematiche relative al tempo dedicato ai giochi e, di conseguenza, la gestione dei compiti a casa.
Alla domanda della giornalista di come fare a tenere i bambini lontani dai telefonini Tonucci spiega: “… Allora ho proposto loro uno scambio: rinunciare al telefonino se i genitori consentono loro di uscire a giocare dove e con chi vogliono, e se gli insegnanti smettono di dare compiti a casa di pomeriggio, nei weekend e durante le vacanze. Cosa che giustamente in molti paesi è già illegale“.
La questione dei compiti a casa rimbalza come una pallina da ping pong. Tutti sono consapevoli che il carico di compiti è enorme e che quasi tutti i genitori che se lo possono permettere, nel pomeriggio, affiancano un tutor (a pagamento) ai loro figli per seguirli nei compiti. Agli insegnanti è noto che i bambini non sono autonomi e che sono seguiti o dai genitori o da un insegnante privato. Inoltre, è evidente che man mano che crescono, i ragazzi svolgono i loro compiti in pochi minuti, usando sapientemente l’intelligenza artificiale.
Tonucci incalza: “I compiti a casa sono un’assurdità. Nella convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che anche l’Italia ha siglato, è riconosciuto ai bambini il diritto al riposo, al tempo libero e al gioco. Nessuno ne tiene conto”.
Allora, perché gli insegnanti continuano a richiedere pagine e pagine di compiti ai loro studenti?
Forse perché il tempo scuola è limitato?
Tonucci continua: “se c’è bisogno di compiti a casa perché un bambino non ha capito la lezione significa che qualcosa non ha funzionato nell’insegnamento in classe. E se è così, è in classe che l’insegnante deve rimediare. I bambini una volta a casa devono fare altre esperienze, libere, altrimenti i danni vengono fuori nell’adolescenza“.
La mia riflessione si sviluppa in continuità con la formazione che abbiamo seguito lo scorso inverno a Helsinki. È risaputo che nelle scuole del Nord Europa non si assegnano compiti a casa agli studenti. In Finlandia ho avuto la conferma che sono gli insegnanti a occuparsi dei compiti! Questo paradosso implica che gli insegnanti dedicano il loro tempo alla propria formazione. La crescita professionale di un insegnante si riflette direttamente sulla classe: un docente costantemente aggiornato, in sintonia con il ritmo delle generazioni in cambiamento, riesce ad avere un approccio sempre nuovo e dinamico, adatto ai suoi studenti. Il tempo scolastico è sufficiente per svolgere tutte le attività previste dalla programmazione nazionale, garantendo che nessuno venga lasciato indietro.
Desidero condividere una riflessione con i genitori che leggono questo articolo: sarebbe opportuno avere percorsi universitari specifici per l’insegnamento. Se decido di diventare insegnante di diritto, dovrei seguire un percorso formativo che mi prepari esclusivamente per insegnare diritto, senza l’intenzione di fare l’avvocato nel tempo libero. Un’altra considerazione riguarda la formazione mirata per tutti gli insegnanti, che non dovrebbe limitarsi a una semplice raccolta a punti utile solo per avanzare in graduatoria.
Tutti noi, addetti ai lavori, sogniamo una scuola ideale, un luogo in cui i bambini possano essere felici e dove gli insegnanti possano esercitare al meglio il proprio lavoro, formando le generazioni future con passione e dedizione. La vera sfida è trasformare questo sogno in realtà, creando un ambiente educativo che valorizzi tanto gli studenti quanto gli educatori.
