A settembre due grosse scatole di cartone hanno preso posto accanto alla cattedra nella classe prima media.
Dentro la prima scatola, ornata esternamente da cuoricini, ghirigori colorati e fiori a profusione, abbiamo messo le parole importanti che vogliamo tenere.
Nella seconda scatola, colorata di nero e di colori cupi, abbiamo deciso di mettere le parole che vogliamo buttare.
Così, quando in classe c’è un piccolo diverbio, analizziamo le parole che gli studenti hanno usato e, se sono brutte, le buttiamo nella scatola nera. Nella scatola colorata, gli studenti consegnano le parole belle che vorrebbero dire ai loro compagni, ma che a volte non hanno il coraggio di dire per timidezza.
Questa pratica di parole da tenere e parole da buttare l’ho fatta anch’io a inizio anno. Che cosa vorrei buttare? Sicuramente la parola “prepotenza”. Al contrario, vorrei tenere accanto a me tutto l’anno la parola “gentilezza”, unita alla parola “lentezza” e al termine “tempo”.
Il mio compito in questo nuovo anno sarà insegnare ai ragazzi che la prepotenza e la prevaricazione non rendono più forte una persona e che, se anche noi adulti molto spesso dimostriamo di essere prepotenti e prevaricatori, non siamo un buon esempio. Penso che inizierò col dire: “Ragazzi, al semaforo non si suona a chi c’è davanti a noi e che prontamente non parte al verde. Dire grazie fa bene al nostro cuore e alla persona che c’è di fronte a noi.
Il tempo è prezioso e non va sciupato in lunghissime conversazioni su WhatsApp, dove il più delle volte ci scappa l’insulto, la presa in giro o la critica sterile verso una persona che non è presente. Già, non si criticano le persone, mai; il pettegolezzo è peccato, se ancora esiste la connotazione di peccato. Tutto ciò che accade in queste lunghissime conversazioni su WhatsApp finisce sempre con ledere qualcuno. Mettiamoci dalla parte di chi non c’è. La gentilezza ci rende liberi e leggeri. Bisogna essere gentili non solo per un attimo e poi compiacersi, ma bisogna far diventare la gentilezza una buona pratica quotidiana.
Lo scorrere del tempo deve diventare nuovamente lento, inossidabile al trillo del telefono o alle mille sollecitazioni esterne. Dobbiamo essere dei bravi cittadini, dobbiamo rispettare le regole della nostra società, anche quelle regole che ci stanno strette.”
A tutti i colleghi e ai genitori che leggeranno queste mie riflessioni, aggiungo: “Noi adulti dobbiamo essere di buon esempio, i ragazzi imparano da noi… Se usiamo un linguaggio scurrile, gli studenti penseranno di poterlo fare a loro volta… Se cerchiamo la strada più comoda e meno onesta per eludere un problema, passiamo ai ragazzi un messaggio distorto, sdoganando azioni scorrette per raggiungere il nostro obiettivo.”
Auguro a tutti un buon anno lento e gentile!
Nicoletta Coppo
