Cambiare scuola superiore durante l’anno è una decisione che può nascere da ragioni molto diverse.
C’è chi si accorge di aver scelto un indirizzo poco adatto alle proprie attitudini, chi deve trasferirsi con la famiglia in un’altra città e chi, pur essendo soddisfatto del percorso scelto, desidera frequentare un istituto diverso. A volte sono i rapporti con i compagni o con gli insegnanti a essere diventati difficili. Altre volte è l’organizzazione della scuola a non rispondere alle esigenze del ragazzo.
La prima cosa che cerco di chiarire alle famiglie che incontro ai Licei Pascal è che cambiare istituto e cambiare indirizzo sono due cose differenti.
Uno studente che frequenta la seconda liceo scientifico può decidere di trasferirsi in un’altra seconda liceo scientifico, mantenendo lo stesso indirizzo di studi. Diverso è il caso di chi vuole passare dal liceo scientifico al linguistico, oppure da un istituto tecnico a un liceo. In questo secondo caso cambiano alcune discipline e occorre verificare quali conoscenze devono essere recuperate.
La normativa distingue chiaramente queste situazioni. L’articolo 1, comma 7, del Decreto legislativo 226/2005, come modificato dal Decreto-legge 127/2025, convertito nella Legge 164/2025, prevede che durante il primo biennio sia possibile richiedere il passaggio a un altro indirizzo entro il 31 gennaio, senza sostenere esami integrativi. La scuola di destinazione svolge il colloquio orientativo previsto e organizza gli interventi didattici necessari per riallineare la preparazione dello studente.
Dal terzo anno in poi, invece, il cambio di indirizzo richiede il superamento di un esame integrativo, da svolgere dopo lo scrutinio finale e prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.
Se invece uno studente desidera cambiare scuola mantenendo lo stesso indirizzo, non esiste una scadenza ministeriale nazionale unica. Il trasferimento può essere richiesto anche durante l’anno scolastico, verificando la disponibilità del posto e ottenendo il nulla osta dalla scuola di provenienza. Le richieste presentate in una fase avanzata dell’anno richiedono particolare attenzione alle motivazioni e alla continuità didattica.
Ma oltre alle norme esiste anche il buon senso. Personalmente ritengo che, quando un trasferimento è programmabile, sarebbe opportuno completarlo entro marzo o, al massimo, aprile. Inserirsi in una nuova classe a maggio significa avere pochissimo tempo per conoscere gli insegnanti, adattarsi ai loro metodi di valutazione e affrontare le verifiche finali. Naturalmente possono esserci situazioni eccezionali, come un trasferimento improvviso della famiglia, che richiedono soluzioni diverse.
Sono informazioni importanti, perché spesso incontro genitori convinti che un ragazzo debba necessariamente aspettare settembre o perdere un anno per cambiare percorso.
Ma ci sono anche studenti che non desiderano affatto cambiare indirizzo. Vogliono continuare esattamente il percorso che hanno scelto, semplicemente in un’altra scuola.
Penso a Marco, nome di fantasia, un ragazzo arrivato ai Pascal durante il secondo anno di liceo, proveniente da un istituto statale del territorio.
Marco è un nuotatore di grande talento. Si allena con continuità, partecipa alle competizioni e dedica allo sport una parte importante delle sue giornate. È anche un ottimo studente, serio e determinato.
Nella scuola precedente aveva già un protocollo per studenti-atleti che, secondo quanto ci ha raccontato, non era mai stato applicato concretamente.
Questo è un problema che conosco bene. Un protocollo può essere formalmente previsto, ma se poi gli insegnanti non coordinano le verifiche, non tengono conto delle competizioni e non programmano il recupero delle lezioni perse, quel documento serve a ben poco.
Marco non chiedeva voti più alti o programmi più facili. Voleva poter continuare a studiare con impegno senza trovarsi continuamente a scegliere tra la piscina e la scuola.
Penso che questi ragazzi meritino grande attenzione. Chi pratica sport a certi livelli conosce già il significato della disciplina, della fatica e della costanza. La scuola dovrebbe aiutarlo a organizzare il lavoro, non metterlo nella condizione di rinunciare a una delle due attività.
Lo stesso vale, naturalmente, per gli studenti impegnati seriamente nella musica, nella danza o in altre attività artistiche. Personalizzare un percorso non significa rinunciare agli obiettivi didattici, ma individuare un’organizzazione sostenibile, nel rispetto delle regole scolastiche.
Un’altra storia che ricordo è quella di Irene, anche questo un nome di fantasia.
Irene è arrivata ai Pascal per frequentare il quarto anno del liceo delle scienze umane. Proveniva da un percorso scolastico piuttosto complicato, durante il quale aveva recuperato un anno presso un istituto specializzato nel recupero degli anni scolastici.
A un certo punto, però, si era resa conto che la preparazione acquisita non era sufficientemente solida. Aveva recuperato il tempo, ma sentiva di avere delle lacune importanti. E aveva capito che quelle lacune, prima o poi, sarebbero emerse, soprattutto in vista dell’Esame di Stato.
La sua decisione di cambiare scuola mi ha colpita perché non cercava una strada più semplice. Al contrario, aveva scelto di affrontare un percorso più impegnativo pur di arrivare alla maturità con una preparazione adeguata.
Su questo argomento desidero essere molto chiara.
Il recupero degli anni scolastici è una possibilità prevista dall’ordinamento e può rappresentare una soluzione valida in determinate situazioni. Ma recuperare un anno non significa poter rinunciare alle conoscenze che quell’anno avrebbe dovuto fornire.
Consiglio sempre alle famiglie di scegliere percorsi regolari presso scuole statali o paritarie, verificando con attenzione la natura dell’istituto e il valore del percorso proposto. Un centro che prepara agli esami non è automaticamente una scuola paritaria.
Diffido delle promesse troppo facili. Quando a un ragazzo viene detto che potrà abbreviare il percorso senza particolari difficoltà, che studierà pochissimo e che la maturità sarà quasi una formalità, credo che sia necessario fermarsi e riflettere.
Non si costruisce una buona preparazione senza impegno. Questo non significa ignorare le difficoltà dei ragazzi: significa aiutarli davvero, individuare le lacune, programmare il recupero delle materie e verificare nel tempo i progressi.
Quando accogliamo uno studente proveniente da un’altra scuola, soprattutto se arriva da un indirizzo diverso o da un percorso irregolare, per me è importante ricostruire ciò che ha effettivamente studiato. Non basta leggere una pagella. Occorre confrontare i programmi, parlare con il ragazzo e capire quali competenze possiede e quali deve consolidare.
Naturalmente non tutti i trasferimenti nascono da situazioni come quelle di Marco e Irene. Una famiglia può cambiare città per lavoro. Un ragazzo può trovarsi male nel proprio gruppo classe o avere difficoltà nel rapporto con alcuni insegnanti. Prima di decidere è giusto cercare un confronto con la scuola di provenienza, ma non sempre le situazioni trovano una soluzione.
Non credo che un adolescente debba sentirsi obbligato a rimanere fino alla maturità in un ambiente che non gli permette di studiare serenamente. Cambiare scuola, quando esistono motivazioni concrete, è una possibilità che merita di essere valutata senza pregiudizi.
La scuola superiore accompagna i ragazzi verso una tappa importante: la maturità. Ma il diploma non dovrebbe essere soltanto un traguardo da raggiungere nel minor tempo possibile.
Vorrei che ogni ragazzo arrivasse alla fine del liceo avendo acquisito conoscenze solide, un metodo di studio e la possibilità di scegliere con consapevolezza che cosa fare dopo, che si tratti dell’università, di un percorso professionale o di un’altra esperienza formativa.
Marco voleva continuare a nuotare ad alto livello senza rinunciare a essere un bravo studente. Irene voleva arrivare alla maturità sapendo di essere davvero preparata.
Sono due richieste molto diverse, ma entrambe meritano di essere ascoltate.
Alle famiglie che stanno valutando un trasferimento vorrei dare un consiglio: non fermatevi alle informazioni raccolte al telefono o alle promesse di una scuola. Chiedete un colloquio, visitate l’istituto insieme a vostro figlio, informatevi sui programmi, sulle modalità di recupero delle eventuali lacune e sull’organizzazione concreta della didattica. Se possibile, chiedete che il ragazzo possa trascorrere una giornata nella nuova classe, perché è importante che sia anche lui a conoscere l’ambiente nel quale potrebbe trascorrere i prossimi anni.
Soprattutto, ascoltate le sue ragioni. A volte noi adulti siamo preoccupati per i cambiamenti e temiamo che un trasferimento possa interrompere un percorso già avviato. Ma i ragazzi crescono, maturano interessi nuovi e imparano a conoscere meglio le proprie capacità. Una scelta fatta a tredici anni non deve necessariamente condizionare tutto il percorso fino alla maturità.
Non cercate la scuola che promette meno fatica, ma quella che saprà accompagnare vostro figlio con serietà, attenzione e aspettative adeguate alle sue possibilità.
Perché l’obiettivo non è semplicemente ottenere un diploma, ma arrivare alla fine delle superiori con una preparazione solida e, soprattutto, con la fiducia necessaria per affrontare ciò che verrà dopo.
Nicoletta Coppo
Per avviare le procedure del trasferimento, compila la domanda di iscrizione.
Se hai bisogno di aiuto, non esitare a contattarci!
Licei Pascal Chieri
