Ci sono parole che, per un genitore, pesano più di altre. Una di queste è trasferimento.
Cambiare scuola elementare non è mai una decisione che si prende a cuor leggero. Significa affrontare un cambiamento importante nella vita del proprio figlio, lasciare abitudini e punti di riferimento, confrontarsi con tante domande e, qualche volta, anche con qualche timore.
Starò facendo la cosa giusta? Mio figlio riuscirà a inserirsi nella nuova classe? Troverà nuovi amici? Si sentirà accolto?
Sono domande che conosco molto bene. Sono le domande che ascolto dai genitori quando vengono a trovarmi alla Daisy, ciascuno con una storia diversa, con aspettative, desideri e preoccupazioni che meritano di essere ascoltati.
Perché le ragioni che portano una famiglia a cambiare scuola possono essere davvero tante.
A volte è un trasferimento di casa, un cambiamento di città, una nuova opportunità di lavoro per mamma o papà. Una decisione che coinvolge tutta la famiglia e che, per un bambino, significa lasciare non soltanto la scuola, ma anche gli amici, i luoghi familiari e tante piccole certezze quotidiane. È un cambiamento necessario, che può spaventare e che proprio per questo richiede particolare attenzione e delicatezza.
Altre volte, invece, il trasferimento nasce da una scelta educativa. I genitori, conoscendo sempre meglio il carattere, le inclinazioni e le capacità del proprio figlio, desiderano una scuola con un approccio didattico diverso, magari con un maggiore approfondimento delle lingue straniere, con una particolare attenzione alla crescita personale oppure con un metodo di insegnamento più vicino alla propria idea di educazione.
Non necessariamente c’è qualcosa che non funziona nella scuola precedente. Semplicemente, crescendo insieme ai nostri figli, possiamo renderci conto che esistono percorsi più adatti a loro, alle loro curiosità e alle opportunità che vorremmo offrirgli.
E poi ci sono le situazioni più delicate, quelle nelle quali un genitore avverte che il proprio bambino non vive con serenità la quotidianità scolastica.
Non sempre si tratta di problemi gravi o facilmente riconoscibili. A volte basta un gruppo di compagni già molto unito, nel quale un bambino fatica a trovare il proprio posto. Altre volte è un insegnante che, pur con le migliori intenzioni, non riesce a entrare in sintonia con la sua timidezza oppure con quell’esuberanza che gli adulti interpretano come un comportamento da correggere, anziché come un modo di esprimersi.
In alcune situazioni possono esserci incomprensioni, esclusioni, parole poco gentili o episodi che un bambino della scuola primaria, proprio perché ancora piccolo, non sempre riesce a riconoscere e raccontare.
Qualunque sia la ragione che ci porta a pensare di cambiare scuola, c’è qualcosa che accomuna tutti noi genitori: il desiderio di fare la scelta migliore per i nostri figli.
Che si tratti di un trasferimento in un’altra città, della ricerca di un percorso educativo diverso o della necessità di trovare un ambiente più adatto al carattere e alla sensibilità del nostro bambino, ci ritroviamo sempre davanti alle stesse domande. Sarà felice? Riuscirà ad ambientarsi? Stiamo facendo davvero la cosa giusta?
Cari genitori, fare i genitori è un mestiere difficilissimo. Forse il più difficile del mondo.
Non ho la pretesa di insegnarvi come diventare genitori perfetti. Non esiste una formula magica, né possiamo schioccare le dita e avere sempre la risposta giusta.
Posso però condividere con voi ciò che ho imparato in tanti anni accanto ai bambini e alle loro famiglie.
Ho imparato che non esiste una scuola giusta in assoluto, ma esiste una scuola che può essere più giusta per quel bambino, in quel particolare momento della sua crescita. E che per riconoscerla dobbiamo imparare a osservare i nostri figli, ascoltarli, comprendere le loro inclinazioni, i loro bisogni e anche quei piccoli segnali che non sempre riescono a esprimere con le parole.
Qualche volta dobbiamo avere il coraggio di ascoltare anche il nostro cuore.
Una delle domande che mi pongono più frequentemente i genitori è questa: «Ma se mio figlio ha degli amici, come posso pensare di cambiargli scuola?».
È una domanda comprensibile. Le amicizie, soprattutto durante l’infanzia, sono importanti e rappresentano un punto di riferimento prezioso.
Ma quando prendiamo una decisione per i nostri figli dobbiamo imparare a guardare un po’ più lontano. Non soltanto a quello che lasceranno domani, ma soprattutto a quello che potranno trovare e conquistare negli anni che verranno.
Un bambino ha bisogno di amicizie, certamente. Ma ha anche bisogno di sentirsi accolto, rispettato, compreso, di poter esprimere liberamente la propria personalità e di trovare un ambiente capace di valorizzare le sue inclinazioni.
Cambiare scuola non significa cancellare il passato, dimenticare gli insegnanti ai quali si è voluto bene o rinunciare alle amicizie costruite. Significa semplicemente iniziare un nuovo capitolo, portando con sé tutto ciò che di bello si è vissuto fino a quel momento.
È naturale che un bambino possa avere qualche timore. Il nuovo ambiente, i compagni sconosciuti, le abitudini diverse possono intimorirlo. Per questo dobbiamo accompagnarlo, rispettare i suoi tempi, permettergli di esprimere dubbi e curiosità.
E soprattutto dobbiamo dargli la possibilità di conoscere la nuova scuola prima ancora di decidere definitivamente.
Quando una famiglia viene a conoscere la nostra scuola primaria Daisy, non mi interessa soltanto raccontare il nostro progetto educativo, mostrare le aule o spiegare come lavorano gli insegnanti.
Mi interessa conoscere il bambino.
Guardarlo negli occhi. Capire che cosa lo incuriosisce, che cosa lo rende felice, quali sono le sue passioni e quali le sue piccole paure.
Per questo proponiamo una possibilità molto semplice, ma che negli anni si è rivelata preziosa: trascorrere una giornata nella nostra scuola, insieme ai bambini e agli insegnanti.
Non una visita formale, ma un’esperienza vera.
Il bambino entra in classe, partecipa alle attività, conosce i compagni, osserva come si svolge una normale giornata scolastica. Se necessario, possiamo ripetere l’esperienza, lasciandogli il tempo di familiarizzare con il nuovo ambiente.
E sapete qual è una delle soddisfazioni più grandi?
Vedere un bambino che era arrivato timoroso uscire da scuola sorridendo. Oppure sentirgli chiedere alla mamma: «Posso tornare anche domani?».
Non succede sempre nello stesso modo e con gli stessi tempi. Ogni bambino è diverso. Ma sono proprio questi piccoli momenti che mi ricordano quanto sia importante costruire un ambiente nel quale i bambini si sentano davvero benvenuti.
Alla Daisy lavoriamo molto anche su questo: insegniamo ai nostri alunni ad accogliere chi arriva, a coinvolgerlo, a fargli sentire che c’è posto anche per lui.
Perché l’accoglienza non deve essere soltanto una bella parola scritta sul sito di una scuola. Deve essere qualcosa che un bambino percepisce appena entra dalla porta.
E dopo aver affrontato i dubbi e le emozioni, arrivano naturalmente le domande pratiche. Come si fa a cambiare scuola elementare? Quali documenti servono? Bisogna aspettare settembre?
La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare. Il trasferimento da una scuola primaria a un’altra è possibile anche durante l’anno scolastico, seguendo la procedura prevista e verificando la disponibilità della scuola che si desidera frequentare.
Il mio primo consiglio è di conoscere bene la nuova scuola prima di avviare il trasferimento. Visitatela, parlate con chi la dirige, incontrate gli insegnanti, chiedete come verrà accompagnato vostro figlio nel suo inserimento.
Una volta individuata la scuola giusta, è necessario contattarne la segreteria per verificare la disponibilità del posto e richiedere il nulla osta alla scuola attualmente frequentata, indicando il nuovo istituto. Le segreterie provvederanno poi agli adempimenti necessari per il trasferimento della documentazione scolastica e per completare l’iscrizione.
I tempi possono variare in base alla situazione, ma non è necessario attendere la fine dell’anno scolastico. Alla Daisy accompagniamo personalmente le famiglie anche in questi passaggi, perché una decisione così importante non deve diventare complicata a causa della burocrazia.
E proprio sui tempi vorrei condividere con voi un’ultima riflessione, che nasce dalla mia esperienza.
Spesso i genitori pensano che sia meglio concludere l’anno e ricominciare a settembre, per non interrompere il percorso già avviato.
Io non ne sono così convinta.
Durante l’anno scolastico i bambini costruiscono amicizie, i gruppi si consolidano, nascono abitudini e piccoli equilibri. Con il passare dei mesi questi legami diventano sempre più stretti e, talvolta, per un nuovo compagno può essere meno immediato trovare il proprio posto in una classe già molto affiatata.
Se il cambiamento è necessario, oppure se avete individuato un percorso educativo che ritenete più adatto a vostro figlio, perché rimandare automaticamente a settembre?
Naturalmente ogni situazione è diversa e ogni decisione merita attenzione. Ma quando avete conosciuto la nuova scuola, incontrato gli insegnanti e dato a vostro figlio la possibilità di vivere il nuovo ambiente, non lasciate che sia soltanto il calendario a decidere per voi.
Il momento giusto per cambiare scuola non è necessariamente settembre. È il momento in cui comprendiamo che per nostro figlio è arrivato il tempo di un nuovo inizio.
E qualche volta, quel nuovo inizio può essere domani.
Nicoletta Coppo
Per avviare le procedure del trasferimento, compila la domanda di iscrizione.
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Scuola Elemetare Daisy
