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Trasferimento scuola media

Trasferimento scuola media

Cambiare scuola media durante l’anno scolastico è una decisione che molte famiglie prendono in considerazione per ragioni diverse: classi numerose, difficoltà di apprendimento, rapporti complicati con i compagni, esigenze sportive oppure il desiderio di seguire un percorso educativo più vicino alle passioni e alle aspirazioni dei propri figli.

Dietro ogni trasferimento c’è una storia. E spesso sono proprio i ragazzi, con le loro osservazioni, a farci comprendere che cosa cercano davvero in una scuola.
Vorrei raccontarvi tre esperienze che ho conosciuto personalmente alla nostra scuola media Holden. Per tutelare la riservatezza dei ragazzi, utilizzerò nomi di fantasia: Tommaso, Benedetta e Isabela. Le loro storie, invece, sono reali.

Ricordo il primo colloquio con Tommaso, arrivato alla Holden durante l’anno scolastico. Frequentava una scuola del territorio, in una classe di 23 studenti. Mi raccontò che seguire le lezioni era diventato difficile. Gli insegnanti, impegnati a mantenere la disciplina, non sempre riuscivano a fermarsi per rispiegare un argomento che non aveva compreso. Ma fu soprattutto una sua osservazione a colpirmi: «Se in classe ci fosse meno confusione, capirei di più e avrei molti meno compiti da fare a casa».
Una riflessione semplice, che dovrebbe far pensare noi adulti.

Il problema non è necessariamente il numero degli studenti. Una classe di 23 ragazzi può funzionare benissimo. Ma quando la gestione del gruppo assorbe gran parte del tempo, lo spazio dedicato alle spiegazioni e all’apprendimento individuale rischia di ridursi. E così il lavoro che dovrebbe essere svolto a scuola finisce per trasferirsi a casa.
Le classi meno numerose possono favorire un rapporto più diretto con gli insegnanti e permettere di intervenire quando un ragazzo non ha compreso una spiegazione. Naturalmente, conta anche il modo in cui viene organizzata la didattica.

Ma le difficoltà nello studio non sono l’unica ragione che porta a cambiare scuola.
Un’indagine Istat relativa al 2023, pubblicata nel giugno 2025, ha rilevato che il 23,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni ha subìto episodi ripetuti di bullismo. Il 58% ha dichiarato di aver ricevuto offese o insulti almeno una volta nell’anno e il 42,3% di aver vissuto almeno un’esperienza di esclusione.

Sono dati che meritano attenzione.

Non ogni conflitto tra compagni è bullismo, ma quando un ragazzo fatica a trovare il proprio posto nel gruppo, il confronto tra famiglia e scuola diventa fondamentale.
Esistono poi situazioni nelle quali il trasferimento nasce dalla necessità di conciliare la scuola con impegni importanti.
È il caso di Benedetta, una ragazza che si è inserita alla Holden durante l’anno. Benedetta pratica sci a livello agonistico e durante l’inverno deve conciliare lezioni, allenamenti e gare. Nonostante avesse già un protocollo per studenti atleti, nella scuola precedente, secondo quanto ci ha raccontato, le sue esigenze non venivano adeguatamente considerate. Le capitava di avere più interrogazioni nello stesso giorno o carichi di compiti difficili da conciliare con gli impegni sportivi.

Benedetta non chiedeva di studiare meno. Aveva bisogno di una programmazione che le permettesse di affrontare seriamente sia la scuola sia lo sport. Personalizzare il percorso scolastico non significa abbassare le aspettative, ma organizzare il lavoro tenendo conto delle esigenze reali dello studente.
E poi c’è Isabela, una ragazza di poco più di undici anni, che mi ha colpita per la determinazione con la quale è arrivata al nostro primo colloquio.
Isabela aveva già le idee molto chiare: voleva studiare cinese.
Mi raccontò di essere innamorata del mondo orientale e di avere un progetto preciso per il suo futuro. Da grande avrebbe studiato lingue orientali all’Università Ca’ Foscari di Venezia e poi si sarebbe trasferita a Shanghai.
Le chiesi che cosa avrebbe fatto una volta arrivata in Cina. Non seppe rispondermi. Il suo sogno, per il momento, si fermava lì, a Shanghai.
Ricordo quel colloquio con particolare tenerezza. Davanti a me avevo una ragazzina di undici anni che non aveva ancora deciso che cosa avrebbe fatto da adulta, ma sapeva benissimo quale strada voleva cominciare a percorrere. Ed era stata proprio lei a desiderare fortemente il trasferimento alla Holden, per avere la possibilità di studiare la lingua cinese.

Anche questa è una ragione per cambiare scuola media: non perché qualcosa non funzioni, ma perché si è scoperto qualcosa che ci appassiona e si desidera cominciare a coltivarlo.
Quando un ragazzo arriva alla Holden durante l’anno, cerchiamo di conoscere il percorso che ha già svolto, le sue aspettative e le sue necessità. Il confronto con la famiglia e con gli insegnanti permette di individuare eventuali differenze nei programmi e accompagnarlo nell’inserimento, sia dal punto di vista didattico sia nelle relazioni con i nuovi compagni.
Prima di decidere, consiglio sempre alle famiglie di visitare la nuova scuola, incontrare gli insegnanti e permettere al ragazzo, quando possibile, di trascorrere una giornata in classe.

Dal punto di vista pratico, cambiare scuola media è possibile anche durante l’anno scolastico e non esiste una scadenza ministeriale unica entro la quale richiedere il trasferimento di un alunno già frequentante.
Il primo passo è contattare la scuola prescelta per verificare la disponibilità di un posto nella classe corrispondente. Una volta ricevuta conferma, la famiglia può richiedere il nulla osta alla scuola di provenienza, indicando il nuovo istituto. Le segreterie provvederanno al trasferimento della documentazione scolastica, mentre un colloquio con i nuovi insegnanti permetterà di verificare la continuità dei programmi e del metodo di studio.
Ma attenzione: se è vero che non esiste una data ultima stabilita dal Ministero, esiste anche il buon senso.

Trasferire un ragazzo a maggio, quando l’anno scolastico è ormai agli sgoccioli, potrebbe non essere la scelta migliore. Il nuovo studente dovrebbe inserirsi in una classe che ha già completato gran parte del programma, adattarsi rapidamente a insegnanti e metodi di valutazione differenti e affrontare, nel giro di poche settimane, le verifiche finali delle diverse discipline.
Per questo, sulla base della mia esperienza, ritengo che marzo, o al massimo aprile, rappresenti generalmente il periodo entro il quale sarebbe opportuno completare un trasferimento scolastico. Non si tratta di una scadenza normativa, ma di un criterio educativo che lascia al ragazzo il tempo necessario per conoscere i nuovi compagni, ambientarsi e affrontare con maggiore serenità la conclusione dell’anno.

Naturalmente possono esserci situazioni particolari, come un trasferimento familiare improvviso, che richiedono soluzioni diverse. Ma quando il cambiamento è una scelta programmabile, credo sia importante non guardare soltanto alla possibilità amministrativa di trasferirsi, bensì soprattutto a ciò che è meglio per il ragazzo.

Le storie di Tommaso, Benedetta e Isabela ci ricordano che dietro la decisione di cambiare scuola ci sono ragazzi con esigenze, capacità e sogni molto diversi. C’è chi desidera poter seguire una lezione senza continue interruzioni, chi vuole conciliare lo studio con un impegno sportivo importante e chi, a undici anni, ha già deciso che un giorno vivrà a Shanghai.
E forse il nostro compito, come educatori, è proprio questo: imparare ad ascoltare i ragazzi e aiutarli a trovare la strada per realizzare ciò che desiderano diventare.

Nicoletta Coppo