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LA SCUOLA MEDIA HOLDEN INCONTRA IL MAO, MUSEO D’ARTE ORIENTALE DI TORINO

della Prof.ssa Monica Ferri

La cosa che amo di più del mio lavoro di insegnante è di poter trasmettere i miei innamoramenti artistici attraverso le lezioni esperienziali, poiché credo nella teoria che appassionando uno studente, lui a sua volta per contaminazione coinvolgerà i suoi compagni nella nuova passione che a loro volta faranno lo stesso (forse) con i loro gli amici. Sono una convinta sostenitrice delle lezioni fuori dall’aula, sogno una “scuola diffusa” nella città dove poter appagare le curiosità dei miei studenti.

Recentemente ho accompagnato i miei studenti di cinese della Scuola Media Holden al MAO di Torino sito:https://www.maotorino.it/it, Museo d’Arte Orientale. Attraverso un ingresso, un portico interno e uno scalone, ci siamo ritrovati al primo piano dell’antico palazzo che lo ospita dove si accede alle stanze dedicate alla civiltà cinese. La guida, una signora disponibile e paziente, ci ha spiegato che il MAO è uno dei più importanti musei in Italia, e tra i maggiori in Europa per la conoscenza e lo studio dell’arte orientale. Le collezioni conservano quasi 2300 opere in un arco temporale che parte dal Neolitico e arriva fino agli inizi del secolo scorso. Le cinque gallerie in cui il museo si snoda ospitano la più importante collezione di arte funeraria cinese presente in Italia, opere d’arte giapponese religiosa e profana, reperti della Regione himalayana e una significativa collezione di arte islamica.

 

Cullata dalle parole della guida mi sono estraniata per un lasso di tempo non quantificabile e sono entrata in un vortice di ricordi legati alla mia permanenza in Cina. Ho ripercorso sale grandi quanto la stazione di Porta Nuova, esageratamente profumate al fiore di loto, ho rivisto opere stupefacenti del grande Impero Cinese. Quando sono arrivata a Nanjing, città moderna e antica capitale dell’Impero cinese, ho passato una intera giornata al Museo appena inaugurato dove erano stati esposti reperti archeologici ritrovati negli scavi fatti per la costruzione della nuova rete di metropolitane. Ricordo il mio stupore quando ho visto la quantità di pietre preziose, i manufatti in seta, gli oggetti e i dipinti sapientemente illuminati. In un attimo i miei ricordi mi hanno riportata sulla Grande Muraglia vicino a Pechino, in un paesaggio quasi onirico avvolto in una leggera coltre di nebbia che si estendeva a perdita d’occhio, come quei paesaggi di artisti romantici tedeschi che ho amato fin dal primo incontro. Da Pechino sono stata trascinata fino a Xian ai piedi del maestoso esercito di terracotta. E di nuovo quell’emozione di sentirmi “piccola piccola” davanti a giganteschi soldati in armature un tempo colorate, che tenevano strette le briglie di cavalli sellati, che affiancavano la carrozza dell’imperatore per proteggerlo nel lungo viaggio nell’aldilà.

Tornata al MAO mi sono domandata come spiegare ai miei studenti che le statuine grandi forse trenta centimetri disposte in perfetto ordine nelle teche del museo, non sono altro che un millesimo di ciò che si trovava nelle tombe degli imperatori a Xian? E che a quel tempo lavoravano migliaia di artigiani che manipolavano l’argilla e creavano oggetti che venivano poi scelti dai fiduciari imperiali per essere posti sulla tomba dell’imperatore? Il MAO è riuscito a riportami in Cina e a farmi rivivere quelle emozioni autentiche che avevo provato difronte all’immensità dell’arte cinese. A volte un buon libro di arte unito ad una lenta visita ad un museo può compensare l’impossibilità di viaggiare. Nulla è paragonabile alla sensazione di attraversare le sale di un museo, pervase dal silenzio sordo, dalla luce fioca e dall’energia emanata dalle opere d’arte, neanche un futuribile museo in 4D potrà mai sostituire la realtà della forma.